Tu sei qui

Blog BiblioGreppi

Abbonamento a feed Blog BiblioGreppi
Blog/magazine scolastico dell'Istituto Alessandro Greppi, chiamato Villa Greppi
Aggiornato: 26 min 33 sec fa

Giornata Internazionale CONTRO la violenza sulle donne

Ven, 25/11/2022 - 07:01
https://www.youtube.com/watch?v=cAEE9ZtwPtQ&t=10s

Ogni anno si ribadisce con forza l'importanza del rispetto verso le donne e si condanna l'uso della forza e della violenza, da parte di certi uomini, che arrivano persino ad uccidere chi, invece, dovrebbe amare.

La buona notizia è che, quest'anno i femminicidi sono diminuiti, come viene sottolineato nel report, "Questo non è amore", ,presentato dalla Polizia di Stato per l'omonima campagna di sensibilizzazione.

Ma vediamo alcuni dati: sono 86 le donne che ogni giorno sono vittime di reati in Italia: un numero di ben quattro volte superiore alle vittime di sesso maschile. Nel 35% dei casi gli episodi di maltrattamenti, di violenza sessuale e di stalking avvengono per mano del proprio convivente. Nei primi sei mesi del 2022 sono state 61 le donne vittime di omicidi volontari. Di queste, il 34% (pari a 21 donne) sono definibili femminicidi intesi, secondo la convenzione di Instanbul, come omicidi in cui le vittime sono «donne uccise in quanto donne», perché hanno messo in discussione il loro ruolo nella società o in famiglia. Il 38% delle vittime aveva figli piccoli. Mentre, per quanto riguarda l’autore del reato, si tratta del marito o del convivente nel 56% dei casi, del figlio o del genitore (19%), dell’ex marito (13%), del fidanzato o dell'ex compagno (12%). Tutti uomini molto vicini sentimentalmente alla vittima.

Rispetto al primo semestre del 2021, i femminicidi in Italia sono diminuiti del 26,1%. Un dato, però, che non è sufficiente per dire che il problema è superato, ma sicuramente un inizio che fa capire come la sensibilizzazione, a tutti i livelli, dà i suoi frutti.

Vi segnaliamo qui un articolo del nostro blog che aiuta le donne a riconoscere un partner che può diventare violento, e su cui non ci si può illudere che cambi: capire per non cadere nella violenza.

Categorie: Blog BiblioGreppi

I RAPPRESENTANTI D’ISTITUTO: conosciamoli meglio

Mer, 23/11/2022 - 10:39

Intervista di Samuele Ghisleni

Abbiamo incontrato i rappresentanti d’Istituto eletti quest’anno, precisamente Nicola Conca, Matteo Vitali, Carlotta Citterio e Chiara Messina. Vi proponiamo prima le domande e poi le risposte di ogni rappresentante.

1-COSA VI HA SPINTO A CANDIDARVI?

2-COSA VORRESTE OTTENEREPER LA FINE DEL MANDATO? 3-NONOSTANTE NON SIATE TUTTI DELLA STESSA LISTA VI SENTITE UN GRUPPO COESO?

4-VI ASPETTAVATE DI ESSERE ELETTI?

NICOLA CONCA

1-Il fatto di mettersi in gioco e il voler cambiare qualcosa.

2-portare un risultato concreto e cercare di unire i ragazzi.

3-molto e ritengo che i nostri obbiettivi siano gli stessi.

4-non troppo, ma sono contento di aver riscosso un buon numero di voti.

MATTEO VITALI

1-la mia esperienza e il fatto che nella storia di Villa Greppi i rappresentanti del chimico sono stati pochi.

2-ottenere risultati concreti.

3-per me essere di una lista o di un’altra non era così fondamentale, ciò che conta sono le idee.

4-si me lo aspettavo.

CARLOTTA CITTERIO

1-essendo al quarto anno mi sono sentita responsabile e volevo dare un contributo alla scuola.

2-vorrei ricandidarmi e portare uno spirito di maggior unione all’interno della scuola.

3-sono rimasta sorpresa di salire come unica della mia lista.

4-non mi aspettavo di ottenere così tanti voti.

CHIARA MESSINA

1-mi affascina il ruolo di rappresentante d’istituto.

2-rispristinare il sentimento villagreppino.

3-per me non è importante la divisione delle liste ma è importante l’impegno che i rappresentanti metteranno.

4-per me è stata una sorpresa perché durante le assemblee credo di non aver espresso il massimo di ciò che potevo dimostrare.

RIFLESSIONE: dall’intervista possiamo notare che i nostri rappresentanti hanno già formato un gruppo unito, con gli stessi obiettivi, la voglia di fare non manca e i presupposti per svolgere un ottimo lavoro ci sono. Ora solo il tempo ci potrà dire come i nostri rappresentanti svolgeranno il loro lavoro durante l’anno.

Categorie: Blog BiblioGreppi

CARICO RESIDUALE, persone o cose?

Mar, 22/11/2022 - 09:55

di Alessandro Marceca

Carico residuale, questo è il termine con cui ci si è riferiti ai migranti a bordo delle Ong Geo Barents di Medici senza frontiere e Humanity 1 della Sos Humanity, nel decreto firmato dal ministro degli interni Piantedosi, persone alle quali, a seguito di uno sbarco parziale e selettivo, era stata negata la possibilità di scendere.

La vicenda si è conclusa il 9 novembre con l’intervento dell’autorità sanitaria, che ha disposto lo sbarco di tutti coloro che erano rimasti a bordo dichiarandoli fragili sulla base di possibili rischi di problemi psicologici.

Le controversie politiche, come sempre quando si parla d’immigrazione, sono state molteplici, sfociando nel solito circo dove le discussioni vertono sui meccanismi di solidarietà tra Stati sulla base di “numeri freddi”, numeri di persone che tendono a essere assimilate nell’immaginario comune quasi più a cose che non a esseri umani.

Di questa distorta visione della realtà è esempio emblematico appunto il termine carico residuale, termine che rimanda all'immagine della merce e non di uomini in carne e ossa.

Ci troviamo dunque di fronte ad un uso di vocaboli ed indicazioni che non hanno alcuna attinenza con la realtà dei fatti; c’è chi ha ribattuto allo sdegno per l'utilizzo di un tale lessico sostenendo che si tratti di pura speculazione sulla semantica e di un'esasperazione del politicamente corretto. In fondo, sono solo parole, perché non concentrarsi sui "problemi veri"?

Per rispondere a questa domanda possiamo "prendere in prestito” le parole dell’autore di 1984 George Orwell: “Se il pensiero corrompe il linguaggio, anche il linguaggio può corrompere il pensiero.”

Ma Orwell non è stato l’unico intellettuale a mettere in guardia dal potere detenuto dalle parole, guardiamo quello che Freud per esempio scrive a riguardo: “Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.”

Le parole plasmano ed influenzano il modo di pensare di una società tanto quanto ne sono lo specchio. Ecco dunque perché il linguaggio usato dal ministro degli interni non è un "errorino da nulla”, bensì una chiara esemplificazione dell'approccio che spesso è tenuto nei confronti del "problema migratorio”, di cui tanto si parla, tanto si discute, al punto che spesso se ne rimane assuefatti, dimenticandosi che dietro ai nostri dibattiti ci sono persone cariche di storie e spesso sofferenze alla ricerca di un futuro migliore in Europa, per sé e per le proprie famiglie.

Categorie: Blog BiblioGreppi

IL CORAGGIO DEI GIOCATORI DELL’IRAN

Mar, 22/11/2022 - 09:36

di Edoardo Gatti

Sono iniziati da poco i mondiali di calcio in Qatar e tra le controversie che hanno accompagnato l’avvicinarsi dell’evento, spicca su tutto e tutti il gesto dei giocatori dell’Iran, che, prima della partita d’esordio nella competizione contro l’Inghilterra, hanno deciso di non cantare l’Inno nazionale. Uniti, in dissenso contro il regime, e nel sostenere la protesta per i diritti delle donne. Immobili, impavidi, nel guardare in faccia il mondo, senza alcuna paura, in supporto delle connazionali private del diritto alla vita, imprigionate, brutalmente uccise negli ultimi mesi di terrore. Più forti dei fischi che hanno successivamente ricevuto, degli insulti, consapevoli anche del rischio che corrono quando torneranno in patria, ma sostenuti da altri connazionali che esibivano striscioni con scritto “Woman Life Freedom”. Hanno voluto mandare un messaggio chiaro, di una potenza inaudita. Per dire ‘’noi ci siamo, siamo con voi’’, senza dirlo. Per dare voce a chi non ha voce, rimanendo semplicemente in silenzio. Un silenzio che è già storia, e che definisce una volta per tutte la grandezza di questi ragazzi: per questo, non c’è vittoria, sconfitta o pareggio che tenga.

La situazione iraniana è tristemente degenerata a inizio settembre, con la morte in carcere di Masha Amini, arrestata e lasciata morire perché non indossava il velo in maniera corretta, non rispettando dunque il rigido e inviolabile codice di abbigliamento islamico. Dal giorno dei funerali della ragazza, è iniziato un lungo periodo di proteste, di prese di posizione, di manifestazione dei diritti civili, per la libertà, la dignità. Ferocemente represse da un regime brutale, che ha minacciato inequivocabili decisioni contro coloro che si opponevano. Un bagno di sangue di vittime innocenti, un abuso di potere insaziabile, che ha coinvolto in prima persona anche alcune personalità dello sport iraniano. Uno su tutti, Ali Daei, che con 109 reti all’attivo è il calciatore con più gol nella storia del suo Paese, è stato arrestato per aver partecipato ad una manifestazione di protesta, così come altri due giocatori, Hossein Mahini e Ali Karimi. Arrivando poi al clamoroso gesto della nazionale iraniana di beach soccer, che, prima della finale della Beach Soccer Incontinental Cup (poi vinta), hanno deciso di non cantare l’inno nazionale: un momento in seguito censurato dalla tv di Stato, bruscamente interrotto in diretta nazionale. Ma l’atto più potente lo ha inscenato il giocatore Saeed Piramoon, che dopo aver siglato il gol decisivo per l’assegnazione del titolo, ha mimato il taglio dei capelli, oramai divenuto il simbolo della protesta iraniana. Alla fine della partita, vinta, i giocatori si sono rifiutati di festeggiare, e poco dopo, è uscita la notizia del loro arresto ‘’per aver messo in scena un atto politico’’, e che dunque ‘’verranno puniti’’, come minacciato dalla Federcalcio iraniana. Era il 9 novembre, e di quei 15 ragazzi non si è saputo più nulla.

Fino al gesto della Nazionale di calcio. Un silenzio, per farsi sentire, attraverso lo sport. Un veicolo di diffusione di principi, di valori. Un veicolo di pace, che unisce, ispira; che parla e si rivolge a tutti, ed è sempre pronto a tendere una mano, ad accogliere il progresso, a dare speranza. Ci sono tanti esempi, sotto questo aspetto: penso al Black Lives Matter, e l’inginocchiarsi nella lotta al razzismo, o, guardando in casa, ai nostri tennisti Paolo Bertolucci e Adriano Panatta, che nella Coppa Davis del 1976, in Cile, sono scesi in campo indossando una maglietta rossa in segno di protesta contro il regime di Pinochet, e di solidarietà nei confronti degli oppressi. Quello che ci rimane, in mezzo a questo caos, è la speranza che qualcosa possa cambiare. Attraverso questi piccoli, grandi gesti di sport.

Categorie: Blog BiblioGreppi

BLONDE: è davvero così terribile come tutti dicono?

Lun, 21/11/2022 - 10:47

di Angelica Aliprandi

Desideravo da molto di vedere Blonde, il film biografico sulla vita di Marilyn Monroe uscito su Netflix a settembre del 2022. Si tratta di una pellicola drammatica statunitense, scritta e diretta da Andrew Dominik e prodotta da Dede Gardener, che ricostruisce in modo libero parti del vissuto della famosa attrice americana, interpretata da Ana de Armas.

Il film si apre con l’infanzia traumatica della protagonista, Norma Jeane, attraverso il racconto del rapporto difficile con la madre, affetta da una gravissima instabilità psichica. Quando la situazione diventa insostenibile, la bambina viene condotta in una famiglia adottiva, con la quale passa gran parte della sua gioventù, mentre la madre viene ricoverata in un ospedale psichiatrico. Non avendo mai conosciuto suo padre, Norma cresce senza alcun supporto famigliare e, negli anni ‘40, inizia a lavorare come ragazza pin-up, per poi intraprendere la carriera cinematografica con il nome di “Marilyn Monroe”. Con il debutto della sua immagine, Norma accresce la sua notorietà e diventa l’icona più acclamata del suo tempo: è infatti considerata la donna più attraente del mondo e la sua sensualità e bellezza diventano i punti cardine della sua carriera e contribuiscono al suo successo. Al contempo, inizia la lenta e progressiva degenerazione della sua salute mentale per svariate ragioni: la relazione instabile e violenta con il suo primo marito, l’atleta Joe DiMaggio, i numerosi aborti, la costante ed enigmatica assenza del padre e la dipendenza da droghe e alcolici che la porta alla morte per overdose nel 1962.

Il film è stato girato in gran parte in bianco e nero, il che contribuisce non solo a creare un clima macabro e disturbante, ma anche alla rappresentazione dell’epoca, ricostruita in modo accurato e dettagliato. La stratificazione temporale degli eventi non è chiara e coerente, ma volontariamente intrecciata e sovrapposta affinché risultasse un’ambigua alternanza tra la tormentata dimensione interiore della protagonista e quella reale.

L’opera ha ricevuto diverse critiche da parte del pubblico a causa delle scene sessualmente esplicite, del contenuto esageratamente cruento e dell’inattendibilità della trama.

In primo luogo, è importante precisare che Blonde sia stato tratto dall’omonimo romanzo di Joyce Carol del 1999, una rivisitazione immaginata e romanzata dello svolgimento degli eventi che hanno caratterizzato la vita di Marilyn Monroe. Va accettato quindi che molte scene siano state inventate e rielaborate in chiave interpretativa e simbolica.

Per quanto riguarda il contenuto, l’intensità emotiva e il realismo cinematografico sono sicuramente i punti forti del film, che definirei a tratti provocatorio, trasversale e profondamente ambiguo. Lo si vede, ad esempio, nella scena dell’incontro tra Marilyn e il presidente Kennedy, in cui lui la aggredisce per approfittarsene brutalmente. Ciò mostra quanto il film voglia essere critico e scrupoloso verso il contesto storico in cui è ambientato.

Eppure, non tutti hanno colto questo dettaglio: in molti hanno definito il film una mancanza di rispetto verso le donne, nonché un’ulteriore sessualizzazione dell’immagine della protagonista.

Tuttavia, Marilyn Monroe non è stata rappresentata nel film in modo oggettivo, ma si vuole sottolineare la una realtà storica nella quale una ragazza desiderosa di fare l’attrice doveva necessariamente concedersi a qualche potente o incorporare un emblema sessuale, un prodotto. La pellicola non fa altro che presentarci uno dei personaggi più celebri della storia del cinema attraverso un filtro, ovvero gli occhi della società del secolo scorso con tutti i suoi pregiudizi e controversie. Inoltre, è peculiare l’accento che il regista dà al dramma dell’imposizione dell’immagine “Marilyn”, che provoca gradualmente una sorta di depersonalizzazione: in determinate scene si percepisce quanto lei stessa avesse perso coscienza della propria identità; si sentiva infatti trasportata da un luogo all’altro “come se fosse un pezzo di carne”.

In conclusione, si tratta sicuramente di un’opera complessa e difficile da seguire, ma estremamente efficace nel suo intento, ovvero quello di esporre la sofferenza di Marilyn Monroe come mezzo di critica e denuncia verso il lato oscuro e distruttivo del mondo di Hollywood.

Categorie: Blog BiblioGreppi

Mercoledì: Tim Burton torna per la Famiglia Addams

Mar, 15/11/2022 - 11:08

di Riccardo Porta

Il prossimo 23 novembre uscirà su Netflix il nuovissimo progetto dell’acclamato regista Tim Burton, “Wednesday” (tradotto in italiano “Mercoledì”). Si tratta di una serie tv in otto episodi incentrata sulla giovane e cupa ragazzina membro della Famiglia Addams, interpretata per l’occasione da Jenna Ortega, attrice molto popolare tra la generazione Z. Tra gli altri interpreti, troviamo Catherine Zeta Jones nei panni di Morticia, mamma della protagonista, e Luis Guzmán in quelli del padre dell’iconica famiglia.

Nella serie, la giovane Mercoledì deve adattarsi a una nuova scuola, la Nevermore Academy, dove farà nuove conoscenze, risolverà misteri e vivrà avventure spaventose. Come confermato dal regista, per la prima volta Mercoledì dovrà superare le difficoltà da sola, facendo anche i conti con le problematiche di tutti noi adolescenti. Nelle precedenti versioni, infatti, il personaggio è stato spesso trattato come una bambina, mentre ora dovrà riuscire ad avere buoni voti, andare d’accordo con la propria famiglia e integrarsi tra i compagni, del tutto diversi da lei.

Burton, maestro del dark fantasy, ha ideato, scritto e prodotto l’intera serie ed è il regista dei primi quattro episodi. Tra i suoi fan vi è molta eccitazione per l’uscita della serie, essendo egli assente dalle scene dal 2019, anno di uscita del suo live action “Dumbo”, che aveva deluso le aspettative. Inoltre, il progetto rappresenta la vera entrata del regista nel mondo delle serie tv, che sta ormai quasi superando quello del cinema.

Il personaggio di Mercoledì e, in generale, tutti i membri della famiglia Addams, per il loro carattere dark, rispecchiano molto Burton. Il nome del regista viene infatti, fin dai suoi esordi, associato a uno specifico stile di cinema, a cui è addirittura stato attribuito il nome di “burtonesque”. Le sue ambientazioni sono contraddistinte da una geometrie schematiche e dall’uso del grigio, accostato però a tonalità pastello, che danno un effetto freddo, e allo stesso tempo irreale. Nei suoi film, dai costumi alle scenografie, si respira un’aria gotica che in molti hanno cercato di imitare, ma in pochissimi ce l’hanno fatta. Dalla fine degli anni ’80, quando ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema, Burton ha realizzato molti grandi capolavori: “Beetlejuice”, “Batman”, “Edward mani di forbice”, “La fabbrica di cioccolato” sono solo alcuni dei suoi cult che hanno fatto la storia. Il regista è sempre stato molto attivo anche sul piano dell’animazione, promuovendo la tecnica dello stop motion (consiste nello scattare foto ai veri modellini dei personaggi e poi creare l’animazione nel montaggio del film) in film come “La sposa cadavere” (2005) o “Frankenweenie” (2012).

Solo negli ultimi anni, dal 2010 in poi, Tim Burton ha realizzato film al di sotto dei suoi standard, che hanno deluso i suoi fan: parliamo del già citato “Dumbo” (2019), di “Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali” (2016) e di “Alice in Wonderland” (2010). Ora, con Mercoledì, speriamo di assistere a un nuovo successo. Per saperlo dovremo solo attendere (non manca molto ormai) e guardare la serie Netflix, augurandoci la rinascita del grande maestro.

Jenna Ortega nei panni di Mercoledì Addams

Categorie: Blog BiblioGreppi

IL CASO SAN SIRO: è giusto demolirlo?

Mar, 15/11/2022 - 10:41

di Edoardo Gatti

San Siro. La Scala del calcio, e non solo. Sorge imponente in quel di Milano, nella sua affascinante essenza, nella sua grandezza. Un simbolo, nella sua interezza. Da qui sono passati i migliori di tutti, che sia con un pallone tra i piedi o con un microfono in mano, mentre il mondo ci guardava da vicino e ammirava da lontano la bellezza di un monumento che profuma di storia, direi unico nel suo genere per ciò che rappresenta per la città di Milano e, in generale, per il nostro Paese. E per ciò che rappresenterà, nel cuore dei romantici, anche se dovesse essere demolito, come si mormora oramai da tempo. È questo infatti il dibattito che ha diviso l’opinione pubblica, tra chi non può e non vuole immaginare una Milano senza San Siro e tra chi crede che la scelta giusta sia privarsi di tale patrimonio. Anche se una cosa è certa: 120 anni di storia non si potranno mai demolire.

Il problema nasce dalla chiara volontà da parte di Inter e Milan di avere uno stadio che sia di loro proprietà e non a carico del Comune, perché porterebbe nelle loro casse molti più introiti ed aumenterebbe di netto i ricavi (secondo Calcio e Finanza, fino a 120 milioni di euro) rispetto a quelli che riesce a produrre l’attuale San Siro. Che, come sottolineato a più riprese dai dirigenti delle due società, non si può ristrutturare, perché dopo le dovute analisi del caso, presenterebbe dei deficit strutturali abbastanza evidenti. Dunque, non c’è nemmeno la volontà di mettersi al tavolo con il Comune di Milano per trattarne l’acquisto, perché non sarebbe redditizio. Decisamente di più sarebbe costruirne uno nuovo e, infatti, le due società sono d’accordo sul fatto che questo progetto di rifacimento della Scala del calcio sia necessario, per uno stadio moderno, sicuro, sostenibile.

Le sempre articolate e complesse procedure burocratiche da sbrigare allungano come al solito i tempi e non permettono di avere una chiara visione del progetto, anche se un’idea concreta c’è già, sulla quale anche il sindaco di Milano Sala si è dichiarato ottimista, in attesa dell’esito del dibattito pubblico datato 18 novembre. Il nuovo impianto si chiamerebbe ‘La Cattedrale’’, per cui è stata presa in considerazione un’ampia area a Sesto San Giovanni. Si aspetta solo il via libera, con i lavori che inizierebbero nel 2024.

E San Siro? La strada che si vuole percorrere è quella della demolizione, con inizio previsto per il 2027 (dopo la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026) e con il termine del lavoro stimato entro il 2030. Una delle dure verità del caso è il fatto che tenere un impianto inutilizzato, con quello che costa, non gioverebbe a nessuno. San Siro sarebbe completamente abbandonato a sé stesso. Fa male sentire questo, e in effetti immaginarsi una Milano senza uno dei suoi monumenti più rappresentativi è pressoché impossibile. Ma al momento, non c’è l’intenzione di conservarne la funzionalità e l’identità, oppure di pensare una funzione diversa di utilizzo. Di lui, alla fine di tutto, rimarrebbero solo i ricordi più belli. Almeno loro non si possono cancellare.

Categorie: Blog BiblioGreppi

Il nuovo decreto “Anti-Rave” che non parla dei rave

Lun, 14/11/2022 - 10:44

di Elena Battista

Notizia da prima pagina per svariati giorni è ciò che si è scatenato a seguito del Rave di Modena. Ma cosa è successo precisamente? Alcuni giovani avevano organizzato un evento illegale di musica in un capannone abbandonato in vista di Halloween. Alla festa mancavano i presìdi di sicurezza necessari e lo stesso capannone era considerato pericolante e non a norma. Le forze dell’ordine sono, quindi, intervenute permettendo ai 1300 partecipanti di lasciare il rave pacificamente.

Qualche giorno più tardi il governo Meloni ha firmato il suo primo decreto che punta a contrastare il “vero problema” del Paese: i rave party. In realtà, la norma è ritenuta da molti troppo generica perché la parola Rave non compare da nessuna parte, suscitando così dibattito e polemiche.

Ma partiamo dal principio: cos’è un Rave party? Un Rave è un raduno musicale nato alla fine degli anni ‘80. Trattandosi di raduni non autorizzati, clandestini, hanno sempre suscitato clamore. Essi si basano infatti sull’invasione di una proprietà pubblica o privata, col timore di libera circolazione di droghe e disturbo alla quiete pubblica per la musica molto alta.

Ma ritornando a noi, ecco cosa prevede il decreto “anti-rave”: all’articolo 5 “norme in materia di occupazione abusive e organizzazione di raduni illegali” sarà aggiunto un nuovo articolo, nominato 434-bis, per punire l’invasione di terreni o edifici pubblici o privati” che possa rappresentare un pericolo per l’ordine, l’incolumità o la salute pubblica, da parte di gruppi da più di 50 persone. Sono stabilite anche le pene per chi organizza: da 3 a 6 anni di reclusione e multe da mille a 10 mila euro con anche la confisca di tutto il materiale utilizzato durante il raduno.

Le polemiche fanno leva in particolare sulla possibilità che questa norma venga usata per punire altri tipi di raduni pacifici, in quanto in nessun punto del testo si parla specificatamente di “feste“ o di “musica”.

Questo decreto è stato definito, infatti, da alcuni come una norma liberticida, sottolineando che essa appaia come uno strumento di repressione. Infatti ogni volta che qualcuno, ad esempio, protesta, riunendosi in più persone in un edificio pubblico, potrebbe rientrare in questa norma.

Ma poi, non si capisce quali siano i casi concreti nei quali si realizza il crimine indicato, perché chi stabilisce se si è messo in pericolo l’ordine pubblico?

Inoltre, il Codice Penale presenta già questo tipo di reato: nell’articolo 633 si afferma che “chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, […] al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito […] con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 103 a 1032 euro”. Già sulla base di questo articolo, quindi, atti vandalici e pericolosi erano puniti, con anche altre ipotesi di reato che possono riguardare questi fenomeni, come per esempio il danneggiamento. Ma quindi che senso ha questa norma?

L’ultima polemica riguarda la pena apparentemente sproporzionata; il comma 2, infatti, inserisce questo nuovo reato nel codice antimafia insieme ad altri reati, che dovrebbero essere di pari serietà, come l’associazione mafiosa, associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e sequestro di persona a scopo di estorsione.

Per concludere si potrebbe dare un occhio a come hanno affrontato gli altri Paesi la questione “rave”. Se prendiamo come riferimento la Francia, nel 2001 è stata votata la legge Mariani in cui, a differenza di quella italiana, si fa esplicito riferimento a “eventi festivi di carattere musicale con diffusione di musica ad alto volume“, dove prendono parte più di 500 persone. Essa prevede multe fino a 3500 euro e solo in caso di disturbo intenzionale della quiete pubblica si rischia un anno di carcere e una multa fino a 15 mila euro. Qui la norma è chiara e, effettivamente, si riferisce solo ai rave.

Categorie: Blog BiblioGreppi

COSA SONO VERAMENTE LE INTOLLERANZE ALIMENTARI?

Mar, 08/11/2022 - 11:06

di Gloria Schillaci

Spesso le persone confondono intolleranze alimentari con allergie alimentari, nonostante siano due cose ben distinte e differenti: innanzitutto le intolleranze alimentari sono dei veri e propri disturbi che si possono verificare subito dopo aver consumato un determinato alimento, mentre invece le allergie alimentari sono delle reazioni del sistema immunitario a un dato cibo che viene percepito dall’organismo come tossico e nocivo. Le cause delle intolleranze alimentari non sono propriamente note, tuttavia si pensa che siano causa di fattori genetici; esse dipendono dalla capacità dell’organismo umano di metabolizzare un certo alimento o un suo componente. Sicuramente l’intolleranza più comune tra l’essere umano è quella al lattosio, individuata già in tempi antichi da Ippocrate notando gli effetti negativi dell’ingestione di latte di mucca. Tuttavia, le intolleranze alimentari fanno parte di un gruppo più vasto di disturbi, i quali vengono definiti reazioni avverse al cibo. Queste costituiscono ancora oggi uno dei problemi più controversi in campo medico in quanto non sono sempre del tutto chiari i motivi che scatenano queste reazioni e soprattutto non si riesce ad individuare la sintomatologia clinica, con conseguente incertezza su diagnosi e test che una persona deve fare per rilevare una reazione avversa al cibo. Insomma, nonostante si pensi che sia un piccolo e banale problema, approfondendo la questione si capisce bene come in realtà tutto quanto sia apparente! Queste reazioni vengono distinte in due gruppi: reazioni tossiche e non tossiche. Le reazioni tossiche sono causate dalla presenza di tossine nell’alimento ingerito, mentre le reazioni non tossiche dipendono dalla suscettibilità di un individuo a ciò che ingerisce e si suddividono a loro volta in allergie e intolleranze. La sintomatologia che si associa solitamente alle intolleranze alimentari può variare: solitamente i sintomi sono prevalentemente intestinali e raramente colpiscono altri organi, le allergie invece, siccome sono scatenate dal sistema immunitario si manifestano anche senza alcun sintomo intestinale. Alcune sintomatologie possono essere croniche nelle intolleranze, mentre nelle allergie alimentari si possono avere delle complicanze gravi, quali lo shock anafilattico. Fare una diagnosi non è semplice affatto, in quanto bisogna prima fare dei test per le allergie e solo nel momento in cui queste sono state scartate come possibilità si può eseguire una diagnosi di intolleranza alimentare. Come funziona l’indagine per accertare un’intolleranza? La risposta a questa domanda è molto semplice: si elimina dalla propria dieta l’alimento in questione e lo si reintroduce dopo più o meno due mesi. Se, nel reintrodurlo, compaiono gli stessi sintomi significa che l’individuo è affetto da una reazione avversa al cibo.

Le intolleranze possono non essere costanti. A volte, dopo che il fisico si è "disintossicato" da una certa sostanza, è possibile reintrodurla, ma sempre stando attento a non abusarne.

A Casatenovo, all'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico INRCA in via Monteregio, attuano un test completo per riscontrare delle intolleranze alimentari.

Categorie: Blog BiblioGreppi

Dubliners per 8 giorni

Mar, 08/11/2022 - 10:43

di Riccardo La Cecilia

Riccardo la Cecilia ha montato un video di suggestioni, di flash back, frammenti di ricordi dello stage linguistico a Dublino. Otto giorni di full immersion nella bella città di Dublino, con i suoi tesori e la bella campagna che la attornia. Otto giorni di visite, scuola, condivisioni.

https://video.wixstatic.com/video/45864e_61825dd83a8c43ff843bd69bdce380fe/1080p/mp4/file.mp4
Categorie: Blog BiblioGreppi

A teatro con Benito Mussolini, Giacomo Matteotti (e Liliana Segre)

Lun, 07/11/2022 - 10:51

di Francesco Bonfanti

Venerdì 14 ottobre scorso, nel tardo pomeriggio, un autobus con studenti e docenti del “Greppi” è partito alla volta del Piccolo teatro “Strehler” di Milano per assistere al primo spettacolo del “Progetto teatro di prosa”. Abbiamo visto M. Il figlio del secolo: un tuffo a capofitto nella storia.

«È una staffetta tra diciotto attori che, lontano da ogni retorica, porta all’attenzione del pubblico il ritmo incalzante di una scalata al potere, avvenuta in un momento di profonda debolezza di istituzioni e partiti». Così Massimo Popolizio ha illustrato la drammaturgia in trentun quadri che ha tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati: con un montaggio incalzante, un andamento epico e una forte presa emotiva, lo spettacolo attraversa i sei anni (1919-1925) che seguono la Grande guerra, con l’impresa di Fiume, il biennio rosso, la reazione e il dilagare dello squadrismo, la rocambolesca Marcia su Roma (di cui in ottobre è ricorso il centenario) e l’inesorabile efficacia di una dottrina politica che si sottrae alle categorie di giudizio con l’azione violenta.

Quasi tre ore di spettacolo sono volate via veloci, oltre a Mussolini, abbiamo visto in scena Filippo Tommaso Marinetti, Gabriele D’Annunzio, Italo Balbo, Margherita Sarfatti, Nicola Bombacci, Pietro Nenni e Giacomo Matteotti (colto anche nella commovente relazione epistolare con la moglie Velia), gli smobilitati della Grande guerra e tutta una nuvola di individui venuti dal basso. Ma al centro della scena è tutta la comunità nazionale, quel “paese opaco” che consentì l’instaurarsi della dittatura.

Nei quadri finali abbiamo assistito al rapimento e all’omicidio di Giacomo Matteotti, nonché al macabro ritrovamento del suo cadavere. Fu uno dei più coraggiosi avversari di Mussolini e fu il primo martire della Resistenza. Vedere sulla scena la rappresentazione della barbarie di cui fu vittima, ci ha inevitabilmente fatto pensare alle parole che Liliana Segre ha pronunciato proprio il giorno precedente, presiedendo la prima seduta del Senato della XIX legislatura: “la lunga lotta per la libertà non è cominciata nel settembre del 1943, ma nel 1924, e vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti”.

Conserveremo vivo il ricordo di una bella serata, in cui abbiamo rivissuto pagine cruciali della storia d’Italia attraverso una rappresentazione magistrale, e le immagini vivide che si sono impresse nella nostra memoria, renderanno forse più efficace lo studio che a scuola si farà di quegli stessi terribili anni.

Categorie: Blog BiblioGreppi

ASSOINFLUENCER: il nuovo protettore dei content creator

Mer, 02/11/2022 - 10:57

di Sarah Mazzarelli

Ancora una volta parliamo di social: un punto cardine della società di oggi e che ha cambiato il mondo negli ultimi decenni. Sono tanti coloro che si dedicano a questa attività e in Italia il numero di influencer, i content creator, cyber atleti, podcaster, streamer, youtuber, instagrammer e tiktoker, raggiunge un totale di 350mila persone, in continua crescita.

Nasce quindi la prima associazione di categoria, nominata Assoinfluencer, a sostegno di queste figure. I fondatori Jacopo Ierussi e Valentina Salonia spiegano: “Quella dell’influencer è una figura nuova e che cambia tanto rapidamente quanto il mondo dei media. I creator possono appartenere a diversi ambiti, come imprenditori, artisti e divulgatori, ma sono sempre professionisti, capaci di produrre valore attraverso competenze e strumenti specifici. E in quanto tali, in un mercato ancora non regolato, ciò che fino ad oggi è mancato è esattamente una realtà che ne tutelasse diritti e interessi. In questo modo sarà possibile dettare una legislazione sia sul piano fiscale, sia sui compensi e soprattutto si potrà garantire un quadro giuridico chiaro e trasparente”.

Tra gli scopi c’è quello di dare una rappresentanza comune a queste figure professionali che operano su determinate piattaforme, e avvicinarle alle aziende.

Ierussi aggiunge: "L’influencer è un mestiere che nel nostro paese viene ancora banalizzato: ha una considerazione diversa da quella che c’è all’estero. Il fine è far capire alle aziende italiane che i professionisti che si occupano di creare contenuti sui social, ad esempio, possono anche promuovere un'attività. Spesso ci si basa solo sul numero di follower, ma ci sono anche tanti altri elementi da analizzare per capire il lavoro di un content creator, come l'engagement rate: meglio un professionista che ha meno seguaci su Instagram, ma che ha un engagement rate alto, di uno che ha tantissimo seguito, ma non ha un buon engagement rate".

Bisogna pertanto anche seguire dei criteri per rientrare nella categoria: è importante avere una community di base, dai 5 mila follower, ma l’importanza giace nel rapporto con essa.

Ormai non ci sono più dubbi che queste figure siano dei veri e propri lavoratori (anche se negli ultimi anni i dibattiti a riguardo ci sono stati), e bisogna riconoscerne i meriti: si dedicano all’ideazione e progettazione di gran parte dei contenuti pubblicati sulle piattaforme social, senza limitarsi alla sola redazione di testi, ma facendosi carico dell’intero processo di realizzazione del contenuto digitale, indipendentemente dalla sua tipologia. Le loro capacità stanno nella creatività, nel cogliere i trend e diventare virali.

Già due mesi fa il loro ruolo era stato riconosciuto dalla legislazione italiana con l’approvazione del DDL Concorrenza. Così Ierussi coglie la palla al balzo, considerando questo il periodo migliore per istituire la campagna di avvicinamento dei content creator in Italia.

Chi ne fa parte? I loro primi ambassador sono Angelo Greco, un avvocato che spiega il diritto attraverso i social, e Luis Sal. Lui è nato come YouTuber e oggi gestisce con Fedez il podcast Muschio Selvaggio. Si punta anche ai più noti, come Khaby Lame o Chiara Ferragni.

Categorie: Blog BiblioGreppi