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Aggiornato: 1 ora 49 min fa

Cassago: gli Alpini ricordano i quarant'anni di fondazione. Cerimonia alla baita e messa

Lun, 07/06/2021 - 16:18
Gli Alpini di Cassago con le autorità intervenute domenica mattina''Oggi celebriamo i quarant'anni dalla fondazione del Gruppo Alpini del nostro paese, quarant'anni di sincera solidarietà, di generosa disponibilità nei confronti di chi ha avuto e ha ancora bisogno di aiuto, di radicato senso di appartenenza al Paese e di costante dedizione nel mettersi a servizio della collettività. A tutti voi rivolgo i sentimenti di sincera e profonda stima della nostra comunità, una comunità che crede fortemente in questi valori universali di cui voi Alpini vi fate da sempre messaggeri, e custodi''. Queste le parole che il sindaco Roberta Marabese ha rivolto al Gruppo Alpini del paese in occasione del 40° anniversario di fondazione nella mattinata di domenica 6 giugno. Dopo la deposizione, nella mattinata di sabato, di un omaggio floreale presso il cimitero in memoria degli alpini ''andati avanti'', domenica sono intervenuti i capigruppo e le autorità. Il sindaco Roberta Marabese''Nonostante la pandemia, in questi ultimi due anni in cui mi sono occupata delle sorti del nostro paese, ho avuto modo di apprezzare la vostra disponibilità, la vostra serietà, la vostra gentilezza e soprattutto la vostra concretezza e positività che vi ha contraddistinto anche oggi nell'organizzare questa celebrazione. Sarà preciso impegno e cura dell'Amministrazione lavorare affinché la ricchezza che vi contraddistingue resti sempre bene comune al servizio di tutti i cassaghesi: il vostro è l'immagine di una Cassago nella quale oggi più che mai abbiamo bisogno di riconoscerci e ritrovarci'' ha aggiunto il sindaco, portando un caloroso saluto ai presenti a nome di tutta l'amministrazione, riconoscente per il lavoro svolto in favore della comunità. A seguire, il capogruppo Luigi Bosisio ha sottolineato l'importanza di questo traguardo: ''40 anni di poche parole ma tanti fatti. Nonostante le restrizioni, è bello oggi essere qui a festeggiare il nostro giorno''. ''Oggi più che mai serviamo il nostro Paese. Dobbiamo stare vicini alle amministrazioni ed ai sindaci nelle scelte difficili che ogni giorno sono chiamati a compiere, con la concretezza e semplicità che da sempre ci contraddistingue'' ha aggiunto Marco Magni, presidente della sezione lecchese. Al termine i partecipanti si sono portati in chiesa per la celebrazione della messa.

Missaglia: il Comune cerca cooperative per costruire un progetto sociale su Villa Cioja

Lun, 07/06/2021 - 15:29
Uno scatto di Villa Cioja immortalata dal giardino internoHanno tempo fino al prossimo lunedì 14 giugno gli operatori del terzo settore che volessero presentare una manifestazione di interesse nell'ambito dell'intervento per la valorizzazione di Villa Cioja, struttura di proprietà comunale che sorge in località Missagliola. L'intento dell'amministrazione Crippa, che nei giorni scorsi ha reso noto l'avviso, è quello di raccogliere progetti sociali da parte di cooperative sociali (di tipo B) interessate a dare un'anima agli spazi della dimora, che il Comune ha deciso di destinare ai bisogni degli anziani. Non una vera e propria casa di riposo, bensì una struttura capace di rispondere alle esigenze dei più fragili, nella speranza che Missaglia possa aggiudicarsi un finanziamento regionale nell'ambito degli interventi di rigenerazione urbana, il cui esito del bando è atteso proprio in queste settimane.Una superficie consistente quella occupata dall'ex scuola e sede della biblioteca comunale: si parla infatti di 5mila metri cubi della struttura ai quali si aggiungono ulteriori 2mila mc per accessori, teatro e pertinenze e infine il giardino circostante, che si estende per 15mila metri quadrati.''I professionisti del Politecnico hanno compiuto un sopralluogo in Villa Cioja e ora si stanno occupando di redigere un'approfondita indagine sulla staticità dell'edificio'' ci ha detto il sindaco Bruno Crippa, specificando poi che insieme all'assessore alla partita Laura Pozzi e al resto della maggioranza, si è deciso di attivarsi subito anche per definire il progetto sociale che si attuerà all'interno della struttura di Missagliola. Proprio per questa ragione il Comune ha deciso di pubblicare una manifestazione di interesse fra le cooperative del settore. Lo scopo del recupero è infatti quello di realizzare servizi protetti per anziani che dispongono ancora di sufficiente autonomia con la messa a disposizione dei relativi indispensabili servizi. A questo proposito sono già disponibili fondi propri del Comune per circa 202.100 euro che potranno essere investiti nel risanamento di una porzione della villa, che - come dicevamo - negli intenti dell'amministrazione Crippa dovrà mantenere una destinazione sociale, nello specifico per ''strutture e servizi per persone anziane'', in continuità con gli appartamenti già esistenti nell'area ovest.Un altro aspetto ancora della questione, riguarda il grande parco nel quale si trova immersa la struttura. In questo caso si sta lavorando ad un intervento - nell'ambito dei progetti emblematici di Fondazione Cariplo - che prevede il coinvolgimento di Fondazione Minoprio per elaborare un progetto di valorizzazione della flora esistente, con la riqualificazione del giardino, nel quale troverà spazio anche un orto didattico che sarà coltivato in collaborazione con la scuola primaria. Alunni e insegnanti potranno raggiungerlo camminando lungo un percorso completamente protetto e un accesso dedicato.

Sul disagio psichico anche nel lecchese c’è del marcio

Lun, 07/06/2021 - 14:17
Scrivere delle stesse cose viene l'artrogriposi, ma la realtà è sempre lì di fronte, si fa sentire e resti ipnotizzato dai soliti quadri impolverati, deformati dalla vernice giallastra e incrostata nella galleria d'arte dell'orroreDa alcuni giorni delle testate nazionali, delle associazioni e personaggi della politica narrano che qualcosa in Friuli-Venezia Giulia non va per quanto riguarda la politica della salute mentale. La cabina di regia del sistema non è più basagliana e c'è il rischio che vengano introdotte altre pratiche.La cosa passerebbe inosservata se accadesse in un'altra regione, lì, la cosa assume un certo significato. Giustamente. Il modello basagliano va salvaguardato. Nessuno lo mette in discussione, anzi, per fortuna c'è. Va difeso.Ma l'accaduto coinvolge la complessità della questione. La salute mentale è sempre posta all'ultimo piano degli interessi politici, organizzativi della sanità. Anche nello sbandierato Recovery Plan non è presente un capitolo specifico con finanziamenti vincolati per la salute mentale, ma vi sono diverse linee progettuali con risorse che potrebbero/dovrebbero essere sviluppate anche per dare risposte al crescente disagio psichico. Si affermano i soliti generici impegni:..."Individuare standard qualitativi, tecnologici e organizzativi, uniformi a livello nazionale, significa ristrutturare a livello regionale una gamma di servizi che spaziano dall'assistenza primaria, ai consultori familiari, all'area della salute mentale, salvaguardando, al contempo, le peculiarità e le esigenze assistenziali di ogni area del Paese. Lo scopo è garantire alle persone, indipendentemente dalla regione di residenza, dalla fase acuta alla fase riabilitativa e di mantenimento, un'assistenza continua e diversificata sulla base dello stato di salute."Ma non c'è un finanziamento specifico. E ci scandalizziamo se c'è il rischio di ritrovarsi di fronte a pratiche vetuste e poco democratiche ?Basta rimettere piede nella realtà lecchese per rendersi conto della situazione. Una struttura indecente, inqualificabile, retta da ponteggi da vent'anni svolge una funzione sanitaria riguardante la salute mentale: non tanto meglio è il luogo per le tossicodipendenze. Non parliamo poi del reparto chiuso, della pratica della contenzione che è quotidiana; pratica che supera il confine del reparto di cura dell'Ospedale Alessandro Manzoni e si estende anche nelle varie strutture delle RSA.Tutte le attività di riabilitazione, socializzazione, occupazione sono state appaltate a cooperative private. Va tutto bene, una volta cantava Nunzio Filogamo, madama la marchesa! Va proprio tutto bene, con queste esternalizzazioni?Ripensare la sanità pubblica forse implica anche ponderare i processi qualitativi e strategici. La cura non può essere soltanto rinchiusa dentro l'ospedale.Sempre nel Recovery Plan: "Servizi sanitari di prossimità, strutture e standard per l'assistenza sul territorio. L'attuazione della riforma intende perseguire una nuova strategia sanitaria, sostenuta dalla definizione di un adeguato assetto istituzionale e organizzativo, che consenta al Paese di conseguire standard qualitativi di cura adeguati, in linea con i migliori paesi europei e che consideri, sempre più, il SSN come parte di un più ampio sistema di welfare comunitario. "Ma la riforma n. 883, del Servizio Sanitario Nazionale del 1978 forse non conteneva già una serie di indicazioni specifiche e innovative che sono state completamente inevase, tagliate?Madama la marchesa! Crederci ?.Certo, G.B. Vico direbbe che la storia è ciclica, che è fatta di corsi e di ricorsi. Peccato però che la contenzione permane, che i reparti sono chiusi, che le strutture sono fatiscenti e vetuste. Basta fare un giro per verificare le condizioni abitative di queste strutture. Forse non solo in Friuli-Venezia Giulia c'è del marcio? Forse anche nel lecchese c'è del marcio, ma questo non fa più odiens. Non l'ha mai fatto.

Le scuse agli italiani del Canada e il silenzio di Mario Draghi

Lun, 07/06/2021 - 14:14
Durante la 2^ Guerra Mondiale in Canada, come in tutti i Paesi Alleati cui l'Italia aveva dichiarato guerra, i civili italiani che in quei paesi abitavano o lavoravano furono visti come nemici e sottoposti a dure misure di restrizione delle loro libertà.In Canada ad esempio furono 600 i civili italiani arrestati e messi in Campi di Concentramento e più di 31.000 gli italiani dichiarati "alieni nemici" e come tali sottoposti a ogni genere di maltrattamenti e di discriminazioni.La comunità italo-canadese - che è oggi forte di 1.600.000 persone - da tempo chiedeva che si facesse ammenda dei maltrattamenti subiti dai loro nonni durante la guerra.Il Premier Justin Trudeau, accogliendo queste loro giuste richieste, è andato in Parlamento e ha portato le scuse formali del Canada agli italiani internati durante la Seconda Guerra Mondiale.E ha aggiunto : "Erano imprenditori, lavoratori, e medici. Erano padri , figli e amici. Una volta arrivati nel campo, non c'era durata della pena. A volte, l'internamento è durato alcuni mesi , altre volte diversi anni."Tanto di cappello a Trudeau che ha avuto il coraggio di chiedere scusa alla comunità italiana ( è in genere molto difficile che i vincitori si scusino coi vinti ! ).E' per questo che mi sarei aspettato che fosse Mario Draghi in prima persona ad esprimere al collega Justin Trudeau la riconoscenza dell'Italia per questo grande e significativo gesto di pacificazione.Invece no, il Governo Italiano ha delegato uno (sconosciuto per gli italo-canadesi ) Sottosegretario, Benedetto Della Vedova, ad esprimere al Canada i saluti e i ringraziamenti della Madre-Patria degli italo-canadesi.Peccato perché il Canada - fra i paesi in cui furono internati civili italiani - sta facendo da apripista.Moltissimi altri civili italiani furono internati in Campi di Concentramento negli Stati Uniti, in Inghilterra e soprattutto in Africa, tutti paesi nei quali nessuno ha mai fatto ammenda delle sofferenze e dei maltrattamenti subiti dai civili italiani internati.La parola di Draghi avrebbe sottolineato l'importanza che hanno per l'Italia questi gesti di pacificazione con gli italiani nel mondo.Particolarmente tragico fu il destino dei 100.000 civili italiani che risiedevano in Egitto ( e a questo proposito non posso non pensare ai casi attuali di Giulio Regeni e di Zaki ).Gli italiani d'Egitto furono dunque internati in Campi di Concentramento allestiti in tutta fretta e in pieno deserto in condizioni di vita del tutto disumane.

Casatenovo: approvato dalla giunta il piano asfalti 2021

Lun, 07/06/2021 - 13:48
L'assessore Daniele ViganòApprovato e finanziato dal Comune di Casatenovo il piano asfalti 2021. Gli interventi saranno concentrati prevalentemente nella zona del Capoluogo. In particolare l'amministrazione ha previsto per quest'anno lavori su alcune vie secondarie - avendo già messo mano negli ultimi tempi alle arterie principali - come Via Sironi (la strada che porta alla Cascina Rancate), Via Circonvallazione (la strada che porta alla Biblioteca di Villa Facchi) e Via Don Gnocchi (verso Montesiro di Besana).Sempre a Capoluogo si interverrà in via Monteregio.A Galgiana è previsto il rifacimento di un tratto in via San Giacomo, in corrispondenza del Fiorista Colombo. Proseguiranno poi asfaltature lungo la Santa ex SP 51, a Campofiorenzo (zona La Fermata - in prossimità della rotonda di Corte grande - nella parte a Sud verso il ristorante San Mauro). A Valaperta invece, sarà ripristinata l'asfaltatura dei vialetti interni nella parte bassa del cimitero, oltre a due tratti in via Resistenza e via Dante.''L'impegno economico complessivo è di 100.000 euro, con risorse proprie, grazie alle variazioni di bilancio recentemente approvate dal consiglio comunale. I lavori partiranno nei mesi prossimi, conclusa la procedura di affidamento dei lavori'' ha spiegato in proposito il neo assessore Daniele Viganò.

Barzanò: successi a Vulcano per Fabio e Camilla, nuotatori di Effetto Sport

Lun, 07/06/2021 - 12:05
Prima gara della stagione e primi successi per Fabio Maggioni e Camilla Viganò, portacolori della società Effetto Sport di Barzanò che nel fine settimana sono volati in Sicilia per affrontare la Open Water Tour, competizione di nuoto in acque libere, con partenza dall'isola di Vulcano, in provincia di Messina. Al centro il monticellese Fabio MaggioniI due giovanissimi atleti non hanno deluso le aspettative, salendo entrambi sul podio. Il 18enne monticellese nel pomeriggio di sabato ha ottenuto il terzo posto assoluto nella gara dei tre chilometri, spuntandola su quasi duecento nuotatori iscritti. Ieri, a sorpresa, Fabio Maggioni ha poi partecipato alla competizione sul miglio marino - 1852 metri - aggiudicandosela. Un risultato inaspettato, perchè lo studente classe 2003 ha sostituito all'ultimo momento una compagna di squadra che aveva rinunciato. Doppietta dunque per lui, già iscrittosi alla Onno-Mandello in programma il prossimo 11 luglio.Sotto a sinistra Elena Penati (terzo posto nella categoria Over 40) e nella foto accanto MaggioniBene anche per Camilla Viganò di Renate, con già parecchi successi all'attivo, in vasca come in acque libere. A Vulcano la 23enne ha affrontato la gara sulla distanza di sei chilometri, conquistando il secondo posto nella categoria femminile e il nono posto assoluto su oltre un centinaio di atleti partecipanti. Una prestazione da incorniciare per Camilla, che non nasconde la soddisfazione per essere riuscita a fare bene nonostante si trattasse della prima prova della stagione, peraltro su una distanza considerevole, avendo dovuto affrontare anche la pioggia. Per la renatese sarà un'estate di gare su e giù per lo stivale e siamo sicuri che i risultati non mancheranno a giudicare dalla ''prima'' di ieri.A destra Camilla ViganòBuona performance anche per Elena Penati, anche lei di Effetto Sport, che nel miglio marino ha ottenuto il terzo posto nella categoria Over 40. A completare la formazione barzanese anche Manuel De Capitani (32esimo posto assoluto in classifica) e i protagonisti della staffetta a tre componenti: Martina Cogo, Luca Mauri e Giulia Sarzano, quinti al traguardo. Subito dietro infine i compagni Federico Boi, Giorgio Mariani e Valentina Cogo.

Monticello: gli Amici della Valletta in festa il 12 e 13

Lun, 07/06/2021 - 08:59
L'associazione Amici della Valletta organizza una due giorni di attività, divertimento e festa presso Cascina Rampina a Monticello sabato 12 e domenica 13 giugno. Stante le normative anti Covid, è necessaria la prenotazione. Di seguito i dettagli:

Basket Costa: Vittoria Allievi resta in società

Lun, 07/06/2021 - 08:56
Con grande soddisfazione la Limonta Costa Masnaga annuncia il rinnovo di Vittoria Allievi, che farà parte del roster della Serie A1 anche nella prossima stagione.Negli ultimi due anni Vittoria ha dimostrato di valere questa categoria, sorprendendo un po' tutti, tranne ovviamente noi. Ha ricoperto tutti i ruoli esterni con qualità e impegno, ma soprattutto con la voglia e capacità di migliorarsi e rinnovarsi in ogni situazione. Basket Costa è estremamente felice che Vittoria voglia continuare il suo percorso con questi colori e lo staff tecnico lavorerà nella direzione più adatta per trovarle la dimensione migliore nella prossima stagione.L'esterna classe 2003, in 28 partite disputate, ha siglato 3 punti di media, con 2.7 rimbalzi e 1.5 assist. La sua miglior prestazione è coincisa con la 24^ giornata quando, sul parquet di Campobasso, Vittoria ha segnato 9 punti aggiungendo 3 rimbalzi, 3 assist e 3 falli subiti, per un complessivo 15 di valutazione.

Costa: Architetti delle Parole tornano con un nuovo "tour"

Lun, 07/06/2021 - 08:46
Dopo il grande successo, nonostante la pandemia, della lettura teatrale del 2020 "Modì, Maudit, Modigliani" del duo "Architetti delle Parole" di Costa Masnaga, incentrata sulla figura del celebre artista Amedeo Modigliani a 100 anni dalla sua scomparsa, per il 2021 la coppia ha deciso di realizzare qualcosa di altrettanto originale, ritornando sul palco. Da sinistra Arrigoni e CattaneoGli artisti, Carlo Arrigoni e Matteo Cattaneo, hanno infatti sviluppato l'idea di ricreare un evento che parlasse non solo di Dante Alighieri, del quale si celebrano proprio quest'anno i 700 anni dalla morte, ma anche di omaggiare un illustre lecchese, ovvero Antonio Stoppani, a 130 anni dalla sua scomparsa. In un suo testo poco conosciuto, l'autore parla precisamente del racconto della natura nella Divina Commedia e da lì è quindi nata l'idea di raccontare la natura con anche un estratto dell'opera più celebre di Stoppani ovvero "il Bel Paese" e di raccontare il sentimento e la figura della donna secondo Dante Alighieri con estratti della "Vita Nova". Si tratterà perciò di una lettura teatrale molto intensa e molto particolare perché tutti conoscono Dante ma pochi sanno chi è Antonio Stoppani e il duo cercherà proprio in parte di farlo riscoprire. Il debutto dell'evento sarà sabato 19 giugno presso la sala consiliare del comune di Oggiono e poi nel mese di luglio si toccheranno altre varie località tra le provincie di Lecco, Como e Bergamo per poi riprendere in autunno in altre location.Per chi volesse seguire il duo e scoprire il loro calendario basta cercare Architetti delle Parole su Facebook oppure visitare sito internet alla seguente pagina: https://architettidelleparole.weebly.com/

Garbagnate-Molteno: passaggio pedonale protetto sulla SP49 per maggiore sicurezza

Lun, 07/06/2021 - 08:35
Un passaggio pedonale protetto sulla strada provinciale 49, tra Garbagnate Monastero e Molteno, all'altezza dell'incrocio tra via per Molteno e via della Vittoria. Il comune di Garbagnate, nel corso dell'ultimo consiglio, ha approvato la variazione di bilancio contenente 55.000 euro per realizzare l'opera che rientra nel più ampio progetto di realizzazione della "tangenzialina", la strada che sgraverebbe dal traffico stradale la frazione di Raviola e di cui si parla ormai da anni. Si attende ancora di sottoscrivere presso la Provincia di Lecco l'accordo tra i comuni Molteno, Sirone e Garbagnate: sono previsti 500.000 euro di risorse sul 2021 e altrettanti sul 2022 per poter concludere la maxi opera, di cui si parla da anni. Il punto in cui verrà realizzato il passaggio pedonale"Siamo rientrati nel progetto della Provincia che riguarda tre comuni - ha spiegato il sindaco Mauro Colombo - L'accordo ad oggi non è ancora firmato poiché Sirone sta cercando di dare una nuova versione a questa convenzione". L'amministrazione di Garbagnate tuttavia, si sta portando avanti, in modo da avere già pronte le risorse non appena si arriverà alla firma della convenzione. Sebbene l'intervento si trovi in prevalenza sul comune di Molteno, Garbagnate ha maggiore interesse nella sua realizzazione. "Abbiamo tenuto conto di quella parte dei nostri ragazzi va a scuola a piedi o in bici e tutti sappiamo che il passaggio è trafficato e pericoloso - ha proseguito il primo cittadino - Una volta che sarà firmato l'accordo tra i comuni e appena tutto sarà pronto, Garbagnate metterà la cifra iniziale per fare l'opera. Questa somma ci verrà poi ristorata dalla Provincia per il tramite di Molteno, comune capo convenzione della tangenzialina: abbiamo fatto un accordo in base al quale la provincia dava il contributo e Molteno si prendeva in carico l'opera. Essendo dentro tutto contenuto nell'intervento per realizzare la tangenzialina, bisogna aspettare. Per noi è importante appaltare la prima parte visto che quello è un incrocio molto pericoloso". Sulla necessità di salvaguardare i pedoni concorda anche il sindaco di Molteno, Giuseppe Chiarella. "Si tratta di un passaggio protetto su una strada provinciale che sappiamo essere a scorrendo veloce - ha affermato - Creando uno sparti traffico rendiamo più sicuro il passaggio sia dei pedoni che dei mezzi in transito. Sappiamo tutti la pericolosità di quell'attraversamento dove sono stati sfiorati anche incidenti gravi. Questo passaggio è fortemente voluto da Garbagnate perchè tanti ragazzi e cittadini si recano a Molteno; qualche nostro cittadino invece si reca a Garbagnate per passeggiare. Quest'opera e ancora più la tangenzialina servono a migliorare la viabilità". L'intersezione tra via della Vittoria a Molteno e via Molteno a Garbagnate MonasteroIl passaggio protetto consisterà nella realizzazione di due sparti traffico posti al centro della carreggiata stradale: sarà dotato di luce notturna e di segnaletica verticale, oltre a quella orizzontale. All'interno dell'intervento sulla tangenzialina c'è anche la revisione dell'incrocio posto in prossimità dell'attraversamento pedonale di cui abbiamo parlato. La nuova soluzione viabilistica prevede che chi scenderà da Garbagnate dovrà recarsi alla rotatoria che incrocia viale Grandi mentre i veicoli provenienti da Molteno dovranno andare a girare alla rotatoria che incrocia via Casa Paradiso.

Viaggio in Brianza/18: tappa a Robbiate alla scoperta di Villa Bassi Brugnatelli

Dom, 06/06/2021 - 19:25
In questa nuova tappa di Viaggio in Brianza abbiamo voluto aprirvi le porte di una villa che è stata per anni al centro di un profondo restauro: Villa Bassi Brugnatelli a Robbiate, che oggi tuttavia, possiamo ammirare nel suo originale splendore.Siamo stati calorosamente accolti da Marcello Bassi Brugnatelli, attuale proprietario della dimora, che ci ha gentilmente guidato attraverso i grandi saloni, facendoci scoprire tanti particolari fra i quali ci si potrebbe davvero perdere. Lo vogliamo ringraziare sin da subito per il prezioso aiuto che ci ha offerto, permettendoci di accedere a questo maestoso monumento nel centro robbiatese.Marcello Bassi BrugnatelliLE ORIGINI DELLA VILLA: I CORIOI Corio erano una famiglia originaria della regione della Coira in Svizzera, dove si erano dedicati alla produzione e al commercio di armi, entrando in contatto con la famiglia Visconti nel Cinquecento. Questa relazione con la famiglia meneghina portò degli ottimi risultati alla famiglia svizzera: i Corio divennero Decurioni del Ducato di Milano, ovvero fecero parte dei sessanta senatori che coadiuvavano il Duca principalmente nell'amministrazione del territorio e del patrimonio del Ducato. Grazie a questa nomina, i Corio riuscirono ad entrare in rapporto e a mantenere degli stretti contatti con la famiglia del Duca, come anche con le altre famiglie del patriziato meneghino. La Brianza era soggetta a dei privilegi, tra cui quelli di non essere infeudata poiché ai tempi del Barbarossa si era distinta per meriti. Per questo motivo i territori di Robbiate non erano ancora stati infeudati, ma i Corio riuscirono a farsi nominare feudatari di questa zona dal Ducato di Milano, poiché erano ben voluti dalla popolazione, tanto quanto erano conosciuti ed apprezzati all'interno del Ducato stesso. Con questo incarico, la famiglia Corio divenne titolare del potere giudiziario, come anche dell'amministrazione fiscale e dei diritti di pesca anche sul "lago" di Brivio.La villa inizia la sua storia nel 1630 su un immobile preesistente; su questo fondo era infatti già presente una casa con un grande torchio con cui si produceva vino, motivo per cui la via pedonale di fronte alla villa si chiama "Vigna Chiusa". Ad inizio Diciassettesimo secolo, la famiglia Corio residente nel castello di Ganzara (di cui oggi si possono ancora vedere i resti inglobati nell'omonima cascina sempre a Robbiate), decise di costruire una villa secondo i canoni architettonici in voga nel Seicento. Tramontata l'era dei castelli che concentravano la loro attenzione sul cortile interno, le ville dei Diciassettesimo iniziarono ad aprirsi ai grandi giardini, iniziando a considerarli come un importante spazio da vivere. La villa assume una pianta ad "L", al contrario della gran parte delle altre ville brianzole che sono caratterizzate da una pianta ad "U". Al piano terra si presentava con un grande portico decorato con delle colonne in pietra ed un loggiato al primo piano con delle grandi aperture quadrate. L'architetto Bassi Brugnatelli, parlandoci della struttura della villa, ci ha spiegato: "Ai primi del Seicento, si ha l'eredità del Rinascimento ed il concetto di villa si ispira all'epoca classica e agli stilemi delle ville romane, nelle quali si dà molta importanza al rapporto con il paesaggio. Questo rapporto viene architettonicamente rappresentato con i portici e la loggia che costituiscono un diaframma tra l'open air del giardino ed i saloni interni, ma anche con l'artificio architettonico del cannocchiale prospettico che innesta la proprietà nel paesaggio con lo scopo di esaltare la grandezza della proprietà, quindi l'importanza della famiglia". Questo cannocchiale prospettico è ben visibile sin dal portone della villa: dando le spalle all'enorme uscio ligneo, riconoscendo il simbolo della famiglia Corio nei due leoni rampanti che delimitano l'ingresso alla via Vigna Chiusa. Questo viale continua all'interno del giardino della villa, proseguendo verso est.Ai tempi dei Corio non vi era la strada prospicente alla villa (l'odierna via Fumagalli, costruita nel tardo Ottocento), ma vi era una piazza che collegava l'area verde di fronte e quella sul retro del palazzo. Villa Bassi Brugnatelli è sempre stata chiamata palazzo perché dall'esterno appare con un aspetto molto severo; sulla facciata si ha il portale in pietra del Seicento, mentre lo stile neoclassico con finiture in pietra aggiunto dopo le modifiche di fine Settecento dalla medesima casata Corio, anticipò questo stile che si diffuse molto solo nel corso dell'Ottocento.Agli inizi dell'Ottocento, la villa passò di proprietà a Donna Giovanna Stabilini Delfinoni. Questa fu una vera e propria lotta legale poiché che Donna Delfinoni ebbe a che vedere con i tanti eredi della famiglia Corio. Da questa nobildonna, la villa passa in eredità alla nipote Elena Scotti sposata in Fumagalli (dando origine alla nobile famiglia Fumagalli da cui deriva il nome della via antistante la villa). La villa viene poi acquistata nel 1933 dalla Marchesa Romilda Avignone ed in seguito alla famiglia Bassi Brugnatelli dopo il matrimonio della Marchesa in seconde nozze, con il Generale Giuseppe Brugnatelli.GLI INTERNI DEL PRIMO PIANOLa casa si distingue stilisticamente tra il piano terra ed il primo piano. Questa differenza è probabilmente dovuta al passare dei secoli che vedono nel Seicento riconoscere il primo piano come piano nobile, lasciando scevro da decorazioni il pian terreno. Questa visione cambiò nell'Ottocento: in quegli anni i saloni al piano terra divennero le sale di società dove si svolgevano i banchetti e le feste.Nel Settecento i Corio fanno chiudere il portico al piano terra. Nell'Ottocento la Delfinoni che si impegnò a ristrutturare la villa fece affrescare le pareti dei saloni ricavati secondo lo stile romantico del tempo, fece modificare i soffitti creando delle volte, lasciando invece intatti i meravigliosi affreschi seicenteschi al primo piano.Proprio al primo piano vi sono le sale di rappresentanza decorate secondo diversi stilemi ed utilizzate durante tutta la vita della villa come aree comuni in cui gli ospiti delle feste e dei banchetti potevano conversare, mangiare e giocare anche a biliardo. Oltre alla sala dedicata al gioco della carambola, si ha il salone cinese con le decorazioni orientaleggianti, il salone etrusco e la sala da pranzo neoclassica. Anche la cucina merita un accenno poiché è stata completamente restaurata nei minimi dettagli, riportandola il suo antico splendore.IL GIARDINO E LA CORTE RUSTICAIl giardino si distingueva rispetto alla campagna circostante per l'architettura con cui era stato pensato e realizzato. Ogni elemento architettonico come la serra e i diversi padiglioni sparsi nel verde, come può essere un casino di caccia, erano studiati per rendere più vivibile il giardino. Si ha un duplice legame tra gli interni della villa ed il giardino: dal primo piano in stile barocco, era possibile godere meglio del giardino all'italiana, apprezzandone le geometrie viste dall'alto; le decorazioni neoclassiche del piano terra, invece, creano un senso di continuità con il giardino all'inglese tutt'ora presente.Il giardino di proprietà della villa è di contenute dimensioni e si compone di vari elementi arborei di tutto riguardo. Nell'angolo a sud est del giardino si individua la così detta "Montagnetta" realizzata dalla famiglia Corio per avere un punto di osservazione più elevato, un belvedere, che puntava proprio verso la residenza fortificata della famiglia a Ganzara. Alla fine dell'Ottocento venne creato un ampliamento del giardino sul lato sud, che venne realizzato nel periodo romantico in cui si desiderava riproporre gli antichi stilemi dei giardini, infatti vi fu ricostruito un giardino all'italiana al posto di una stecca di fabbricati rustici. Il pozzo, che un tempo trovava posto al centro di un cortile, divenne un grazioso elemento di arredo del nuovo giardino all'italiana di bosso.L'architetto Bassi Brugnatelli ci ha raccontato l'origine di alcuni esemplari ospitati nel suo giardino all'inglese: "Questi giardini erano dei veri e propri status symbol: erano arricchiti da diversi esemplari di piante esotiche, divenendo dei motivi di vanto per la famiglia che ne era proprietaria. Un esempio è la magnolia grandiflora, introdotta nel Settecento, oppure il bambù. In questo giardino possiamo riconoscere una chiara divisione tra piante autoctone nella parte a sud e alloctone nella parte nord del giardino. A sud si possono riconoscere delle querce autoctone, i faggi, i prunus; a nord si può invece trovare, oltre alla già citata magnolia grandiflora, la lagestroemia proveniente dal Sud Carolina, le magnolie solangeanee e le camelie iaponiche originarie dell'estremo oriente, e poi le diverse varietà di palme".L'orangerie, conosciuta anche come limonaia, è stata costruita nel Settecento per poter ospitare le piante di limoni. Queste piante erano considerate preziose sia per i loro frutti, sia per il ciclo continuo di fioritura e fruttificazione che, non seguendo il normale andamento delle stagioni, permetteva di godere di limoni freschi tutto l'anno. Il parterre libero e le quinte arboree create dalle chiome degli alberi, rendono unico questo giardino e le passeggiate che vi si possono fare: "Il fine del giardino romantico è quello di dare l'impressione di essere un giardino naturale, per quanto sia necessario un grande impegno per mantenerlo e riuscire a valorizzare le vedute scenografiche create dai diversi alberi con le loro foglie" ha concluso il Bassi Brignatelli.Continuando la visita, l'architetto ci ha guidato poi sino alla corte rustica di cui ci ha accennato la storia: "La stecca di edifici che compone la corte rustica, costruita nel Cinquecento, ha subito tre fasi di costruzione: nella prima si è costruito quello che oggi ha la funzione di garage, ma che un tempo ospitava la torre colombaia; nella seconda fase viene ampliata sino alla strada, mentre nel Settecento venne spazio in questi fabbricati per il fienile, le scuderie e gli alloggi dei contadini oltre che per poter ospitare il ramo cadetto della famiglia, ovvero i figli non primogeniti delle passate casate nobiliari".[GALLERYCENTRALE]LA CHIESA DI SANTA TERESA D'AVILALa chiesa privata della villa è stata rifatta tre volte; si sa che la prima si trovava di fronte al palazzo, anche se non è ben chiaro in quale punto del giardino. La seconda venne ricavata nel Settecento al piano terra, all'estrema destra del palazzo; nei primi anni del Diciannovesimo secolo la chiesina venne completamente ristrutturata in stile impero quando, la proprietà della villa passò dai Corio a Donna Giovanna Stabilini Delfinoni.Per quanto appaia con una architettura simile alle chiese parrocchiali, non era comune che una cappella privata fosse decorata in modi così elaborati: presenta un impianto a crociera sopra la navata, la volta a botte sovrastante l'altare e gli architravi tra le colonne ioniche. Il tutto decorato con finiture in marmorino e un pavimento in cotto lombardo che crea degli effetti decorativi alternando le miscele chiare e scure nelle piastrelle. Questo impegnativo intervento di Donna Delfinoni è stato mantenuto anche con i lavori di restauro e si sono anche ritrovati i paramenti sacri cifrati con le iniziali della nobildonna. L'accesso sulla pubblica via è una caratteristica delle chiese private lombarde perché San Carlo Borromeo impose che le cappelle gentilizie fossero aperte anche al pubblico. Le famiglie proprietarie assistevano alle celebrazioni da una balconata posta all'interno della chiesa, sopra il portone d'accesso oppure da dietro una grata sul lato destro della cappella.La chiesa è tutt'oggi consacrata e viene aperta al pubblico per la messa il 15 ottobre di ogni anno in concomitanza con la giornata dedicata a Santa Teresa d'Avila. Questa dedicazione è avvenuta per volontà della famiglia Corio quando decisero di costruire la prima versione della loro cappella signorile. Per procedere alla dedicazione la famiglia Corio scrisse una lettera alla Curia di Milano chiedendo di dedicare la loro cappella a Santa Teresa d'Avila o ad altro Santo che fosse gradito alla Curia; quest'ultima approvò l'indicazione proposta dai Corio senza porre alcuna questione. La scelta ricadde su questa santa probabilmente perché al momento della costruzione di questa cappella privata il nord Italia era sotto il controllo spagnolo, madre patria di Santa Teresa d'Avila che era anche stata da poco santificata.L'ARCHIVIO DELLA VILLAAl piano terra, nell'ala sud, si trova l'archivio della villa in cui sono conservati tanti documenti e reperti antichi di varia provenienza. Uno di questi è un dipinto murale che appartiene all'antica casa quattrocentesca con torchio sui cui resti è stata costruita villa Bassi Brugnatelli. "Questi dipinti mi hanno permesso di comprendere che la casa con torchio era stata inglobata dalla costruzione del palazzo, non era andata persa" ci ha specificato il padrone di casa.Sulle pareti si trovano appese varie incisioni di Cavour e Mazzini, stampe e documenti storici, come ad esempio una laurea di un Brugnatelli conferita in nome della Repubblica Italiana nel 1802. Non si tratta di un errore o di un falso, con repubblica italiana si indicava la repubblica Cisalpina. Queste sale erano originariamente dedicate all'esposizione della collezione di armi di Umberto Brugnatelli. Tutt'ora si possono ammirare armi di un certo prestigio come delle spingarde, ovvero dei fucili da spalto del Settecento.Una seconda sala è totalmente dedicata al Rinascimento italiano in quanto i due rami della famiglia (Bassi e Brugnatelli) avevano vissuto il risorgimento a Milano, affrontando e vivendo in prima persona i tanti eventi storici come le Cinque Giornate di Milano.IL PIANO NOBILE: TRA PREZIOSI DIPINTI E RICERCATI ARREDISalito lo scalone nobile, si raggiunge un ampio salone in cui si può ammirare il trionfo del quadraturismo bolognese, stile con cui la fascia più alta delle pareti veniva suddivisa in varie cornici dove sono racchiusi differenti paesaggi settecenteschi, alternati a stemmi delle famiglie più importanti del ducato milanese. Il soffitto è ancora Seicentesco, dipinto seguendo le singole formelle del solaio create dalle varie travi che danno forza al soffitto. Lo stemma della famiglia Corio si può riconoscere al di sopra della bocca del camino al centro della parete a nord, ma non è lo stemma originale. Quello qui rappresentato ospita per metà il biscione dei Visconti perché ad un certo punto i Corio si uniscono con la famiglia Visconti e, come tradizione nel Sedicesimo secolo, lo stemma della famiglia meno importante si modificava dando spazio allo stemma del casato acquisito.I quadri che si possono trovare sulla parete sud di questa sala sono due pale d'altare del Cinque-Seicento nate per una chiesa, ma arrivate in questa casa a seguito delle soppressioni napoleoniche. Inoltre questo salone è finemente arredato con mobili di alto prestigio di origine lombarda."I mobili del Seicento sono riconoscibili per essere molto squadrati, con una struttura semplice e definita da linee rette. Quando si iniziano a muovere le linee ci si avvicina al Settecento, durante il quale appaiono, ad esempio, l'angolo sfaltonato (quindi tronco, senza lo spigolo aguzzo), i riccioli decorativi e la bombatura dei cassetti. Nell'Ottocento le caratteristiche settecentesche si fanno più evidenti con delle grandi bombature, ma si ha anche una decorazione non più cassetto per cassetto, perchè si sviluppa su più di essi, creando un disegno che abbraccia tutto il mobile quando i tiretti sono chiusi'' ha aggiunto il padrone di casa.Lo stesso discorso delle decorazioni si rivede anche sui soffitti delle camere degli ospiti che si trovano sul lato sud. È semplice riconoscere i diversi secoli di decorazione: è sufficiente osservare i limiti sono posti al disegno. I soffitti seicenteschi hanno decorazioni che vanno a decorare formella per formell; nel Settecento si inizia ad ampliare il disegno su fasce divise dalle travi portanti; nel corso del Diciannovesimo secolo si arriva alla tecnica del "passasotto" in cui il disegno della decorazione ignora la struttura del solaio, passando, appunto, sotto le travi più grosse come si può anche osservare nella biblioteca al primo piano. Alla fine dell'Ottocento si ha un ulteriore passaggio che porta alla realizzazione di una singola tela decorata che veniva posta sopra al solaio, nascondendo le travi che lo componevano. Raggiungendo il lato nord della villa, si trovano delle finte architetture dipinte alle pareti in stile roccocò su sfondi di colore pastello, sono quelle di maggior pregio a parere dell'architetto Bassi. Qui si trova l'alcova del padrone di casa, oggi trasformata in sala da bagno. "Questa è l'antica stanza padronale che presenta due porte: una che permetteva al personale della casa di poter entrare nella stanza senza passare per il corridoio principale, la seconda permetteva di accedere ad un primitivo bagno, dove trovava posto il vaso da notte. Il tema amoroso dell'affresco sul soffitto, ovvero l'allegoria della primavera che getta petali di fiore in segno di fecondità, conferma che qui si trovasse il letto matrimoniale. L'alcova nelle ville era sempre in una zona defilata dell'edificio, in quanto luogo privato che doveva rimanere lontano dalle altre sale che spesso ospitavano gli invitati alle feste".L'effetto del cannocchiale prospettico in giardino è qui riproposto dalla lunga infilata (che potrebbe volgarmente chiamare corridoio) di porte che collega tutte le stanze degli ospiti sul lato sud, sino alla stanza padronale di cui vi abbiamo appena parlato, sull'estremo lato nord.LA VITA CONTEMPORANEA DI VILLA BASSILa villa non venne mai abitata tutto l'anno, era anch'essa una residenza di villeggiatura, prima per i Corio, poi per Donna Delfinoni. Venne vissuta in modo continuato solo in tempo di guerra, quando a Milano bombardavano continuamente e chi poteva farlo, si rifugiava in campagna. Marcello Bassi Brugnatelli ha iniziato a vivere stabilmente in villa a Robbiate dal 2001, dopo averla ereditata alla dottoressa Romilda Brugnatelli, apprezzando questa casa soprattutto nell'attuale periodo di pandemia. Il rapporto tra questa villa e l'architetto Bassi nacque molto prima dell'eredità. "Cominciai a vivere questa villa a quindici anni e ad apprezzarla come un'oasi in cui rifugiarmi. Iniziai a prendermene anche cura grazie anche alla mia passione per le cose antiche che coltivavo sin da piccolo. Vedendo la necessità di cure di cui necessitava questa villa, mi feci carico di intervenire con la collaborazione della mia parente Romilda Fumagalli, costruendo così con lei un rapporto davvero speciale intorno a questa dimora".LA PASSIONE PER I CARAVANMarcello Bassi ha però una passione singolare: quella per i caravan d'epoca. "Sin da bambino mi piaceva l'idea di queste piccole casettine autonome, ma non ho mai fatto vacanze di questo tipo prima di sei anni fa, sarei dovuto andare in Gran Bretagna in auto. A me non convinceva l'idea di fare tutto il viaggio senza soste, sarebbe stato perfetto farlo con una roulotte. Allo stesso tempo stavo seguendo dei lavori per un mio amico che stava ristrutturando la zona del garage della sua villa e in angolo vidi una vecchia roulotte che chiesi in prestito. Inizialmente il mio amico me lo sconsigliò, poiché che non era in buone condizioni, ma qualche tempo dopo decise gentilmente di regalarmela. In un paio di settimane riuscii a sistemarla e partì a metà agosto. Fu una meravigliosa esperienza e da allora ho iniziato ad interessarmi e a collezionare roulotte d'epoca". L'architetto Bassi sta lavorando da qualche anno alla realizzazione di un museo del caravan, composto dalle sue cinquantatré roulotte e tre camper top di gamma costruiti dagli anni Trenta agli anni Ottanta, che rappresenta la più grande collezione di questo tipo di tutta Italia.L'architetto Bassi ora sta ragionando sulla possibilità di realizzare un museo con degli amici che condividono la sua passione. Unico altro museo del caravan è a Monaco di Baviera, ma presenta principalmente prodotti tedeschi, la collezione di Bassi è invece molto più varia. "Le roulotte turistiche, come le intendiamo noi, nascono in Inghilterra negli anni Venti come elemento di eccentricità; questo vuol dire che le più vecchie che ho sono inglesi; poi degli anni Cinquanta si hanno anche esemplari francesi e tedeschi, come anche italiani, di cui la più antica è del 1956". In Italia si diffondono le prime roulotte tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ma non hanno una grande diffusione poiché il potere d'acquisto degli italiani era modesto al tempo, quindi avere un'automobile era già un lusso. Negli anni Settanta le roulotte si diffusero molto di più, ma dovevano essere delle roulotte piccole perché le auto che circolavano erano di bassa potenza, perciò non erano in grado di trainare pesi troppo elevati.Abbiamo avuto l'onore di essere guidati tra le sale della villa da qualcuno che con passione l'ha ristrutturata, l'ama e ci vive. Un'esperienza unica che ci ha permesso di apprezzare ancora di più il luogo che abbiamo visitato. Per questo vogliamo ringraziare ancora una volta l'architetto Marcello Bassi Brugnatelli per la sua grande gentilezza e disponibilità.Noi siamo stati felici di avervi guidato in questo tour, vi invitiamo a scoprire le altre curiosità su questa villa seguendoci sulla nostra pagina Instagram.

Sirone: è mancata Antonia Corbella, aveva gestito per anni la posteria del 'Bùtegon'

Dom, 06/06/2021 - 18:36
Antonia Maria CorbellaSe n’è andato un pezzo della Sirone di un tempo, quello del commercio di prossimità, dove era possibile trovare i generi di prima necessità. È mancata improvvisamente nella notte tra sabato e domenica Angela Antonia Corbella, meglio nota in paese come “Antonia del Bùtegon”, dall’attività che ha condotto per molti anni insieme alla sorella Luisa.  Classe 1934, Antonia si era trasferita a Sirone con i genitori nei primi anni Quaranta. Il papà aveva avviato un’osteria in piazza Risorgimento: in quegli stessi locali la moglie, qualche anno dopo, aveva aperto una posteria, tipico negozio di generi alimentari. Antonia è quindi cresciuta dietro il bancone, facendosi conoscere e apprezzare da tanti sironesi che avevano come punto di riferimento il “bùtegon”, nome con cui era conosciuta l’attività. Nel 1963 è convolata a nozze con Gino Redaelli che, insieme ai fratelli, agli inizi degli anni Cinquanta aveva fondato quella che oggi è la Fratelli Redaelli Srl, impresa del settore automobilistico. Dal loro amore sono nati quattro figli e così, per dedicare più tempo alla famiglia, Antonia ha deciso di chiudere l’attività a metà degli anni Settanta. “Era una donna piena di energie - ha ricordato il figlio Antonio - Sicuramente era una persona ben voluta da tutti. Noi figli, sebbene ormai adulti, eravamo sempre da lei considerati come i suoi bambini: quando mi fermavo a pranzo, si premurava di farmi trovare in tavola le mie pietanze preferite. È una donna che non si è mai risparmiata in energie per la famiglia in primis, ma anche per gli altri”. Antonia, abituata al rapporto con i clienti, è sempre stata una persona socievole e amava stare in compagnia delle coetanee. Fino a prima del Covid non mancava mai ai pranzi promossi dall’amministrazione comunale. Sempre ben curata nell’aspetto e con gli immancabili occhiali a lenti scure, sapeva sfoderare un bel sorriso ed entrare in sintonia con le persone. Fino all’ultimo è stata una persona indipendente: a 86 anni, guidava ancora la macchina e si recava da sola al supermercato. A piangerla, quest’oggi, sono i figli Antonio, Gabriele, Enrico e Maria Luisa, insieme ai nipoti. I funerali sono previsti martedì 8 giugno alle 15 nella chiesa parrocchiale di San Carlo a Sirone, prima di proseguire poi al cimitero.

FATE COSE, VEDETE GENTE

Dom, 06/06/2021 - 17:32
Stefano MottaIn cima alla mia personale hit-parade di insegnanti da reindirizzare ad altre professioni ci sono sempre stati i “possessivi”. Quelli che dicono “i miei alunni”, la “mia” classe, la “mia” materia. Capita di solito che siano molto amati fintanto che la loro aura di influenza ricade sugli allievi. E molto insultati quando i loro studenti passano all’ordine di scuola superiore e scoprono di avere enormi buchi nella preparazione. Di norma questi stessi fanno gran danno anche all’interno del Consiglio di Classe, vituperando i colleghi. Tra l’altro pare che questo disturbo sia pressoché endemico nei docenti di Lettere, ragion per cui io dovrei tacere.Ma c’è una categoria che splafona l’hit parade degli sbagliati, ed è quella degli insegnanti-guru che puntualmente nel mese di giugno producono le loro perle. Consegnano ai loro studenti le indicazioni per i compiti estivi, e invece di qualche romanzo da leggere, di un po’ di esercizi di matematica da svolgere, di qualche percorso di ricerca e di studio da condurre, sciorinano i loro consigli a metà tra bovarismo e vanverismo: “Fate passeggiate, ascoltate il rumore del vento, raccogliete i fiori nei prati, guardate l’arcobaleno dopo i temporali, assaggiate tutti i gusti di gelato, respirate a pieni polmoni nel bosco, raccogliete conchiglie…”.Questi testi onirici da scuola del Fantabosco hanno di solito grande presa nel mondo dei social, piacizzati, linkati, rilanciati fino a diventare virali: una specie di paraletteratura pedagogica a così alto tasso glicemico che in confronto il libro “Cuore” è il “Mein Kampf”.Sarà l’età che rammollisce o forse l’esperienza che addolcisce, ma io quest’anno mi trovo d’accordo con loro.Sono fermamente convinto che ciò che di più importante sia andato perduto durante questi ultimi due anni di scuola non siano stati i contenuti ma proprio quella dimensione sociale dell’apprendimento che sempre fa la differenza, sia in termini di crescita umana di ciascun allievo sia in termini di effettivo successo scolastico.Gli alunni che possono fare un’esperienza condivisa diventano alunni migliori. Imparano più cose, in modo più approfondito e duraturo. Perché imparano dall’esperienza, propria e degli altri.E la fantasia. Abbiamo perso quell’imponderabile capacità di pensare in modo divergente, di trovare soluzioni originali, di smarrirsi in ragionamenti contorti per poi ritrovare il filo, tutto ad un tratto. Si chiama “insight creativo”, a voler parlar forbito. E non c’è prova di verifica strutturata in DAD che possa misurarla. Anzi, lo stillicidio di test a risposta chiusa non fa che mortificarla, di continuo. E la fantasia è un muscolo: se non lo alleni, si atrofizza.L’altro giorno, salutando i miei alunni di Quinta e facendo il solito fervorino pro maturità dicevo loro: “studiate fino all’antivigilia del vostro colloquio. Il giorno prima dell’esame andate al lago, andate in montagna, andate in bici (senza farvi male, che se no poi è un guaio), non state sui libri per la secchiata finale, che non solo non serve a niente ma è persino deleteria: fate altro!”.Succede sempre anche a me, nella mia professione di scrittore: prima di mettere le dita sulla tastiera e iniziare un nuovo progetto, dopo mesi di letture accumulate e studi e ricerche e idee, prendo la bici da corsa e vado a perdermi per le salite del Triangolo Lariano. A ogni tornante se ne vanno le nozioni da saccente, i particolari fuorvianti, le informazioni pedisseque, le idee lapalissiane. Quando torno a casa, ciò che ha resistito ai crampi e alla fatica, ciò che mi è rimasto in mente, è il nocciolo buono da cui partire.Per questo non ho condiviso sin da subito il Piano Estivo di Recupero degli Apprendimenti proposto dal MIUR, e mi fanno paura slogan come “La scuola non si ferma”.La scuola deve fermarsi, d’estate.Bisogna fare altro, tutti.I docenti, perché devono ricaricarsi, leggere libri nuovi, studiare, curiosare metodi diversi, visitare luoghi belli, per potersi ripresentare in aula a settembre diversi, migliori, ancora più ricchi – umanamente e culturalmente – di quando a giugno hanno salutato i loro allievi.E anche i ragazzi, per le stesse identiche ragioni.Per cui, da martedì, quando suonerà l’ultima campanella di questo anno ancora balordo come il precedente, ascoltate me: girate in giro, muovetevi, conoscete, fate cose, vedete gente.

Cesana: incidente in casa, bimba si ustiona. Lungo la provinciale atterra l'elisoccorso

Dom, 06/06/2021 - 17:21
Intervento dell'elisoccorso nel pomeriggio odierno a Cesana Brianza. Il veivolo, "parcheggiato" all'ospedale Manzoni dopo una missione a Lierna per recuperare un pedone investito, è stato dirottato dalla centrale operativa dell'Areu in via De Gasperi, dunque sulla provinciale, per velocizzare le operazioni di presa in carico di una bambina vittima di un infortunio domestico.E' successo intorno alle 16.30. Secondo le informazioni finora raccolte, parrebbe che la piccola - ancora in tenera età - si sia scottata parte del corpicino, rendendosi necessario - dopo una prima valutazione da parte dei sanitari - il trasferimento al Niguarda di Milano, centro dotato di una struttura specializzata proprio nel trattamento delle grandi ustioni.In posto, oltre all'eliambulanza, anche un equipaggio della Croce Verde di Bosisio e personale dell'autoinfermieristica. Ricevute le prime cure, la minore, adagiata sulla mamma per essere tranquillizzata, è stata imbarellata e caricata sull'elicottero alla volta del presidio milanese. Le operazioni sono state seguite con curisità da un capannello di curiosi, con la formazione di incolonnamenti sulla provinciale, nel tratto in cui è atterrato e poi ri-decollato il mezzo di soccorso giallo e rosso.

Casatenovo: con ''Alberico'' un laboratorio alle medie sull'intaglio del legno di robinia

Dom, 06/06/2021 - 15:12
Alla scuola media di Casatenovo si respira aria di orgoglio e soddisfazione. Sabato mattina sono stati premiati i giovani studenti che hanno preso parte ad ''Anima della Robinia'', un progetto extracurriculare che li ha tenuti impegnati ogni giovedì pomeriggio per metà dell’anno scolastico. L’attività è stata possibile grazie all’incontro tra la professoressa di arte Cristina Petringa ed Antonio ''Alberico'' Fumagalli, sculture molto conosciuto della zona esperto nell’intaglio radici di robinia, che hanno dato vita ad un laboratorio che ha riscosso veramente molto successo.All’inizio si era pensato ad un corso di 12 partecipanti, ma appena l’iniziativa è stata presentata in segreteria sono arrivate tantissime richieste; il corso è stato inaugurato con oltre 30 bambini, poi divisi in gruppi, uno al primo ed uno al secondo quadrimestre. Alberico ha traghettato i giovani intagliatori in un vero e proprio percorso, dall’introduzione all’albero della Robinia, le sue caratteristiche e la sua natura, l’uso degli strumenti di intaglio e un lavoro vero e proprio sulle radici, prese dallo stesso scultore nei boschi di Valaperta. L’entusiasmo è stato grande e molti studenti si sono appassionati a tal punto da coinvolgere anche i genitori tra le mura domestiche.La professoressa Petringa è stata la grande promotrice del progetto. ''Quando ho proposto questa attività non mi immaginavo che avrebbe avuto così tanto successo, ho visto dei veri e propri sorrisi sui volti dei miei alunni- ci spiega- abbiamo deciso di sistemare l’attività nella parte esterna della scuola, in una collinetta dietro l’edificio per creare anche un legame con la natura e rispettare tutti i protocolli anti covid  e il tempo è stato clemente. Tutti i partecipanti, dopo delle brevi lezioni introduttive, si sono dati da fare, ognuno a suo piacimento ha iniziato a lavorare la radice creando volti, piante, animali, in questi lavori non c’è un giusto ed uno sbagliato, l’arte è per tutti. Portando avanti questo progetto ci siamo resi conto di quanto fosse estremamente inclusivo. Lavorando con le mani ognuno può esprimere il suo stile, anche gli studenti che fanno fatica ad interagire con gli altri, chi parla poco e chi ha una disabilità, nessuno è rimasto escluso''.Antonio ''Alberico'' Fumagalli ha iniziato ad avvicinarsi all’arte un po’ per caso e qualche anno fa lo ha fatto con costanza, le sue opere sono in grado di dare nuova vita alle radici di robinia, una pianta nata per essere infestante e spesso scartata. Con all’attivo molte mostre sparse nel territorio e preziosi riconoscimenti, prende la sua arte non come un lavoro ma come una passione, ogni mattina si reca nei boschi intorno alla sua casa di Valaperta alla ricerca di materia prime, crea le sue opere e dona tutto il ricavato in beneficenza. ''Quando ho iniziato a creare le mie opere ho scelto proprio la robinia perché non era un legno nobile, nessuno la lavorava perché si fa fatica- ci spiega Fumagalli- in effetti in molti non credevano alle potenzialità di questo materiale, poi quando hanno visto i miei lavori e la bellezza delle sue venature, ne sono rimasti entusiasti. Credo che la lavorazione di questa metafora sia un po’ la metafora della vita: non esiste il brutto e il bello, tutti possiamo avere il nostro riscatto. Ho proposto un progetto con i ragazzi come mia sfida personale, volevo provare a trasmettere quello che sapevo fare a dei giovani, vederli lavorare con dedizione durante questi mesi mi ha veramente emozionato. Tutti in fondo in fondo possiamo essere degli artisti''.Antonio ''Alberico'' FumagalliAntonio ''Alberico'' Fumagalli, particolarmente emozionato, ha ricevuto un attestato di merito dalla scuola come ringraziamento per il suo prezioso lavoro e nella serata di ieri è stato insignito del premio San Giorgio.Presenti all’incontro di sabato mattina molti ragazzi partecipanti al progetto con i propri genitori, lo scultore Fumagalli, la professoressa Petringa, il vice preside Luigi Capraro e Gaetano Caldirola, assessore dell’istruzione del Comune di Casatenovo che ha portato i saluti del sindaco Filippo Galbiati e di tutta la giunta comunale. Visto il successo dell’attività ci si sta già attivando per ripeterla anche nel prossimo anno scolastico. L'idea è quella di creare delle sculture più grandi da lasciare nel nostro territorio arricchendolo ancora di arte e di cultura.

Ello: l’Amministrazione pensa alla riqualificazione dell’area Morti della Rata

Dom, 06/06/2021 - 13:24
L’Amministrazione comunale di Ello è intenzionata a realizzare una riqualificazione dell’area nota come “Morti della Rata”. Si tratta di una zona verde situata ai margini di un bosco alberato, poco sopra il nucleo storico dell’abitato di Ello. La posizione ne fa una “terrazza” naturale che oltre ad affacciarsi sulla parte più antica del paese offre un punto di vista panoramico elevato sul territorio oggionese: dal lago di Annone alle cime montuose. Negli scorsi anni è stata più volte utilizzata come zone dedicata all’organizzazione di feste. Periodicamente alcuni volontari effettuano una semplice pulizia ordinaria dell’area, come lo sfalcio del prato. Oggi l’Amministrazione comunale è intenzionata ad effettuare un intervento straordinario di riqualificazione complessiva.Il patrimonio arboreo boschivo in zona si trova in uno stato di parziale deperimento e degrado. Necessita di interventi sostanziali come la rimozione di arbusti giunti alla fine del proprio ciclo di vita e la messa a dimora di nuove piante.L’area ospita anche un manufatto. Si tratta di una Cappella eretta presumibilmente a metà del ‘600 a seguito dell’epidemia di peste narrata anche da Manzoni nei Promessi Sposi. È probabile che fu edificata nello stesso luogo in cui trovarono sepoltura le vittime della pestilenza. Ciò che appare certo è la presenza, nella stessa area, di un’altra chiesa dedicata a San Giovanni Battista che venne demolita nella seconda metà del ‘500 per volere di San Carlo Borromeo e a causa delle particolari condizioni di degrado dell’edificio.Non è la prima volta che le Amministrazioni comunali ellesi pensano di riqualificare l’area dei “Morti della Rata”. Un primo incarico di studio progettuale era stato affidato dalla precedente giunta guidata dall’allora sindaco Elena Zambetti e dal vicesindaco Danilo Riva.Il progetto aveva ipotizzato la formazione di un teatro all’aperto, sfruttando la linea ondulata naturale di confine dell’area alberata. La Cappella sarebbe stata sottoposta a un intervento di restauro conservativo. Oltre all’installazione di elementi d’arredo come tavoli e panche si sarebbe proceduto a realizzare una riqualificazione dell’area boschiva. Si puntava poi alla rimozione dei manufatti, installati con funzione di servizio per lo svolgimento delle feste, e alla loro sostituzione con un fabbricato interrato.L’attuale Amministrazione comunale ellese – guidata dal Sindaco Virginio Colombo – si è rivolta al medesimo professionista già incaricato in passato dalla precedente amministrazione. Non appena il nuovo progetto di riqualificazione sarà consegnato al comune sarà possibile avere maggiori dettagli sul futuro dell’area dei “Morti della Rata”.

IC Molteno: le amministrazioni donano 100 chiavi USB alle 3^

Dom, 06/06/2021 - 13:21
Un piccolo dono ai ragazzi che l’anno prossimo cominceranno un nuovo percorso scolastico e la vicinanza delle amministrazioni nella conclusione del ciclo di scuola secondaria. Tiziana Pelucchi, consigliera con delega all’istruzione del comune di Sirone, Gigliola Sangiorgio, assessore all’Istruzione di Garbagnate e Monica Beretta, consigliera sempre con delega istruzione di Rogeno e Sara Brenna, assessore all’Istruzione di MoltenoIeri mattina, sabato 5 giugno, le rappresentanti delle amministrazioni dell’istituto comprensivo di Molteno (Molteno, Rogeno, Sirone e Garbagnate) si sono recate dagli alunni delle classi terze della scuola secondaria per consegnare a ciascuno di loro un piccolo dono di fine anno. “È il primo anno che facciamo questa iniziativa: l’abbiamo scelta per presentarci personalmente ai ragazzi e per fare loro il nostro in bocca al lupo per gli esami e per il nuovo percorso scolastico” spiegano Sara Brenna, assessore all’istruzione del comune di Molteno, Tiziana Pelucchi, consigliera con delega all’istruzione di Sirone, Gigliola Sangiorgio, assessore all’istruzione di Garbagnate e Monica Beretta, consigliera sempre con delega istruzione di Rogeno.Il dono è consistito in una chiavetta usb personalizzata coi loghi dei comuni (ne sono state consegnate 100), corredate da una lettera, con questo messaggio: “Al termine di questo anno per voi così importante verso le tappe del vostro futuro, le Amministrazioni Comunali di Molteno, Garbagnate Monastero, Rogeno e Sirone desiderano congratularsi con voi per il traguardo raggiunto con un piccolo dono, che ci auguriamo possa supportarvi nelle tappe del nuovo percorso scolastico e di vita che da settembre vi attende. Il nostro augurio affinché tutti i vostri progetti e i vostri sogni possano realizzarsi”. La lettera si è conclusa con una citazione di Albert Einstein: “Continua a piantare i tuoi semi, perché non saprai mai quali cresceranno – forse lo faranno tutti”.

Oggiono: la corona della cittadina Eufemia, ultimo giallo di Giovanni Corti

Dom, 06/06/2021 - 11:38
Giovanni CortiQuando chiediamo a Giovanni Corti di raccontarci la sua ultima «fatica letteraria» ci risponde sorridendo che «scrivere è un piacere, non una “fatica”». Piacere che lo ha portato a pubblicare il suo sesto romanzo giallo. Ricco di alcune importanti novità. «È un libro di passaggio» ci racconta spiegandoci: «rispetto agli altri cambia il protagonista principale: il maresciallo della locale stazione dei Carabinieri».Nel suo precedente giallo, “Occhio per Occhio” il maresciallo Fontana usciva di scena. A subentrargli nel nuovo romanzo “La corona della cittadina Eufemia” è il maresciallo Tulipano. Due ufficiali dell’Arma che hanno prestato realmente servizio presso la caserma di Oggiono, città in cui prendono il via le vicende raccontate anche in quest’ultimo libro. Figure, quelle di Fontana e Tulipano, a cui Corti si è liberamente ispirato. Sfortunatamente proprio il maresciallo Tulipano è mancato nelle scorse settimane. «Mi è dispiaciuto moltissimo, mi sarebbe piaciuto presentare questo libro con lui a fianco» ci ha raccontato Corti che ricorda con affetto la figura del maresciallo: «quando lo avvisai che intendevo utilizzare il suo nome glielo dissi e si divertì moltissimo, mi raccontò altri fatti accaduti durante la sua carriera».“La corona della cittadina Eufemia” è un giallo ricco di molte storie, di intrecci e di tante altre figure. Con questo libro si chiude il ciclo dei romanzi di Corti ambientati dal primo dopoguerra agli anni Sessanta e si apre una nuova fase narrativa affacciata sugli ultimi anni Settanta. Un periodo particolare, scandito dagli atti violenti dello stragismo nero e dagli anni di piombo.Con questi fatti si incontra un ragazzo delle scuole medie che osserva alla televisione e ascolta nei discorsi degli adulti la vicenda del rapimento e dell’assassinio dell’Onorevole Aldo Moro. Un giovane studente oggionese che diventerà un altro dei protagonisti del libro. «Questo ragazzo – ci spiega Corti – viene mandato in vacanza presso la colonia degli industriali lecchesi “Easil” a Bordighera. Durante le vacanze si trova immerso in fatti più grandi di lui che lo obbligano a crescere in fretta».Nel frattempo, presso la città di Oggiono va in scena un rapimento. Una vicenda che si risolve velocemente, ma che porta alla luce altre storie del passato. «L’indagine – ci spiega Corti - condotta dal maresciallo Tulipano risolve il rapimento nel giro di pochissimo, ma quella che si pensa esser un’indagine già chiusa in realtà prosegue. Si incrocerà con una storia del passato che riguarda qualcosa che apparteneva a Sant’ Eufemia».Patrona della città che ancora oggi, dall’alto della colonna posta sul sagrato della chiesa, veglia sui cittadini oggionesi, anche se priva della sua corona. A questo punto il giallo incontra una storia vera: il furto, per l’appunto, della corona posta sulla testa della Santa. Un’oggetto che è stato sottratto durante la dominazione francese nel nord Italia e che, nel libro di Corti, Napoleone farà ricercare dal pittore Andrea Appiani. Quale importanza rivesta la corona di Sant’Eufemia e come sia legata alle vicende del ragazzo in vacanza al mare, così come agli anni bui della lotta armata, l’autore del romanzo non vuole svelarlo. Spetterà al lettore scoprirlo.

Barzanò, Giocosport SSD: le ginnaste tornano 'in pedana'

Dom, 06/06/2021 - 09:23
Dopo più di un anno di periodi di stop, le bambine e le ragazze della Giocosport Barzanò SSD sezione Ritmica sono finalmente tornate in pedana, presso il palazzetto di Calco dove si è disputata la fase provinciale del Campionato Nazionale CSI di Ginnastica Ritmica.Poter gareggiare, nonostante l'assenza del tifo del pubblico, è stata un'emozione grandissima per le atlete e le allenatrici.Nonostante gli allenamenti discontinui e il poco tempo a disposizione per poter imparare al meglio gli esercizi di gara, tutte le ginnaste hanno affrontato con tanto entusiasmo e tanto impegno questa prima gara, ottenendo ottimi risultati.Nella categoria Lupette programma Small al Corpo libero si è classificata al primo posto Alice Giussani, al secondo posto Elisa Dell'Era.Terza classificata al Corpo libero categoria Allieve Medium: Isabel Goodwin.Per la categoria Allieve Medium alla Palla, secondo posto per Sofia Panzera e quarto posto per Isabel Goodwin.Nella classifica assoluta (ai due attrezzi nastro e palla) della categoria Ragazze Medium sono salite sul podio Alice Invernizzi e Martina Drammis, rispettivamente al secondo e terzo posto.Per la categoria Seniores Medium prima classificata alle clavette e alla fune Chiara Cortese, prima anche nella classifica assoluta.Tutte la atlete hanno avuto accesso alla fase Regionale, che si disputerà il 12-13 giugno a Capriolo.Tantissimi complimenti vanno alle ginnaste salite sul podio, e un grandissimo applauso va a tutte le atlete della Giocosport Barzanò che hanno partecipato alla gara e che si sono messe alla prova con impegno e voglia di divertirsi, nonostante per molte fosse la prima volta in assoluto.Gli allenamenti continuano in queste settimane per prepararsi al meglio alla fase Regionale.

Casatenovo: attribuito il Premio San Giorgio alle eccellenze di 'Arti e Cultura'. Recuperata anche l'edizione 2020

Dom, 06/06/2021 - 08:34
Dopo lo stop forzato dello scorso anno, l'Auditorium di Casatenovo sabato sera ha ospitato la cerimonia di consegna del Premio San Giorgio alle Arti e alla Cultura, giunto alla quinta edizione.Nato su iniziativa dei volontari dell'Auditorium in collaborazione con il Comune di Casatenovo, la Pro Loco e Casateonline, il riconoscimento si pone l'obiettivo di rendere merito ai cittadini casatesi che si sono distinti nel panorama delle arti e della cultura, a livello locale o internazionale.I premiati dell'edizione 2020 e 2021 con le autorità casatesiA presentare la serata - che ha visto la presenza dei principali rappresentanti delle istituzioni casatesi ed è stata scandita dall'esibizione del Guitar Landscape Ensemble della Scuola di musica Antonio Guarnieri di Casatenovo - sono stati Alberto Butti, volontario dell'Auditorium e Gloria Crippa, giornalista di Casateonline, due fra i membri della commissione a cui è spettato il compito - nel 2021 così come nel 2020 - di valutare le segnalazioni giunte dal territorio, stabilendo così a chi conferire il riconoscimento. La formula del Premio infatti, è la stessa da un lustro: i cittadini sono stati invitati a proporre il nome di un casatese - per nascita o "adozione" - che nel corso della sua vita si è particolarmente distinto nelle arti e nella cultura. I Guitar Landscape EnsembleA quel punto la giuria - composta dal prevosto casatese don Antonio Bonacina, dal consigliere con delega alla cultura Enrica Baio, dalla presidente della Pro Loco Rosa Adele Galbiati, dal direttore dell'Auditorium Massimo Locati con i volontari Alberto Butti e Vincenzo Villa e da Gloria Crippa di Casateonline - sceglie i vincitori.Per il 2020 hanno ottenuto il riconoscimento Sandro Pirovano (venuto nel frattempo a mancare ndr), Nicola Bruni e Walter Mauri.Alberto Butti e Gloria CrippaLa premiazione è partita proprio da loro, con il sindaco Filippo Galbiati salito sul palco insieme a Guido Pirovano, figlio del professor Sandro. ''Per la sua attività a favore dello studio e della conoscenza della storia del nostro territorio attraverso le sue pubblicazioni; vero uomo di cultura, estremamente riservato, si è occupato con passione riordino degli archivi comunale e parrocchiale'' la motivazione con la quale la giuria ha scelto di conferire il premio all'ex docente e storico casatese.Emozionato il figlio che in rappresentanza della famiglia ha voluto ricordare il papà, uomo di grande cultura, che ha lasciato un segno indelebile nella vita di Casatenovo, tanto che di recente il consiglio comunale ha voluto intitolargli l'archivio. ''Mio padre era un uomo molto riservato, ma stasera voglio ricordare cos'era per lui la cultura, provando ad esprimere quello che forse avrebbe potuto dire lui se fosse stato presente. Per mio padre la cultura, infatti, era essenzialmente curiosità ed erano anche i tanti libri che ogni giorno trovavamo in casa e che facevano appassionare tutta la nostra famiglia. La cultura per lui non era solo una forte passione ma significava anche divulgazione al prossimo in modo avvincente e diligente, una missione per la quale non aveva mai smesso di studiare dalle tante ore che passava nel suo studio. Sono molto contento di questo premio in suo onore perché è proprio il riconoscimento verso l'impegno di tutta una vita ad amare la cultura in tutti i suoi aspetti''.Guido Pirovano, figlio del professor SandroUna figura valorizzata anche dall'intervento del sindaco Galbiati. ''Sandro ha fatto un lavoro incredibile con il nostro archivio comunale che per troppo tempo è rimasto nascosto e sconosciuto ai più, ma che ci consente oggi di poter vantare uno degli archivi più ordinati e meglio impostati. Del suo lavoro mi ha sempre appassionato la cura e il dettaglio che metteva nell'archiviare i documenti che facevano e fanno parte della storia della nostra comunità ed è proprio questa attenzione che mi ha colpito e che mi ha fatto capire quanto sia importante avere cura delle cose che ci circondano e che sono anche degli altri e dei posteri''.Il sindaco Filippo GalbiatiIl secondo premio 2020 è stato invece conferito a Nicola Bruni ''per il suo coraggio e per la sua determinazione nel trasformare la passione per l'arte circense in uno spazio creativo ed espressivo, adatto a tutti ma sopratutto alle fasce più deboli''. A premiarlo è stata Rosa Adele Galbiati, presidente della Pro loco e sua ex insegnante alle scuole medie.La premiazione di Nicola Bruni da parte di Rosa Adele Galbiati, presidente della Pro loco''Sono molto felice di poter ritirare questo premio perchè è il coronamento di tanti sforzi e tante sfide che soprattutto in questo ultimo anno ci hanno messo molto alla prova come associazione. Voglio ringraziare soprattutto Casatenovo, l'amministrazione e tutte le associazioni, perché aver avuto la possibilità di poter stare in quella perla che è il Parco Vivo è stato davvero ciò che ha dato un valore aggiunto alle nostre attività. Questo premio è anche il simbolo che dietro l'associazionismo e dietro le tante attività che arricchiscono il territorio ci sono innanzitutto persone e volontari che con il loro impegno portano avanti numerosi progetti'' le parole di Nicola, fondatore di Spazio Bizzarro con sede a Parco Vivo.Nicola Bruni di Spazio BizzarroIl parroco don Antonio Colombo ha invece premiato Walter Mauri, ''per il suo impegno e la sua passione nell'insegnamento della musica e soprattutto per la sua attività di direttore, dal 1993, del Coro Polifonico S.Felicita di Casatenovo''.Il parroco don Antonio premia Walter Mauri''Chi frequenta e conosce il coro lo sa, cerchiamo di essere sempre presenti e di fare del nostro meglio per avere poi anche riscontri positivi da chi ci ascolta. Oltre a ringraziare i ragazzi che dirigo vorrei però che questo premio venisse assegnato prima di tutto alla musica, che è un linguaggio fatto di sentimenti e affetti. Ai miei studenti del liceo musicale dico sempre che non esisterà mai un libro in grado di spiegare la musica, ma che se si ha attenzione e cura di essa allora saranno proprio loro a poter spiegare questo linguaggio attraverso l'interpretazione e l'emozione. La musica da questa vitalità e senza prestarle la giusta attenzione rischiamo di perdere il senso della vita, dimenticandoci di fermarci ad ascoltarla''.Walter Mauri, direttore del Coro di Santa FelicitaLa premiazione a sorpresa della giovane Gloria Danelli che ha preparato una tesi di laurea sull'Auditorium e di Daniele Cappellini, tecnico audio del cineteatro casatese - in rappresentanza di tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo - ha lasciato poi spazio al conferimento dei premi per l'edizione 2021, a cominciare da Francesco Biffi, presidente dell'associazione Sentieri e Cascine, che in questi anni si è distinta nella costante opera di valorizzazione del territorio casatese e della sua storia. In prima persona Biffi ha contribuito alla divulgazione di notizie, curiosità e all'organizzazione di progetti legati a Casatenovo e alle sue frazioni, collaborando attivamente anche con il mondo delle scuole.Le premiazioni a sorpresa di Gloria Danelli e Daniele Cappellini''All'inizio ero molto stupito della scelta della giuria di assegnarmi questo premio ma poi ho capito che probabilmente premiando me sarebbe stata anche l'occasione per fare una considerazione particolare sul nostro territorio. Con la nostra associazione siamo riusciti infatti ad aumentare di numero a livello di iscritti e non abbiamo mai trovato i sentieri così tracciati e puliti come quest'anno, quindi un bel risultato che merita la giusta attenzione. Sono quindi contento di essere stato scelto perché spero di rappresentare anche uno degli strumenti utili per valorizzare il nostro paesaggio, che è appunto quello della conoscenza e della camminata, e credo anche che questo sia importante perché i sentieri che ci circondando sono anche un percorso fatto di memoria e di ricordi collettivi. Vorrei infine dedicare questo premio a uno dei fondatori dell'associazione, Andrea Viscardi'' ha detto dal palco un emozionato Francesco Biffi.Il sindaco Filippo Galbiati premia Francesco BiffiIl premio gli è stato consegnato dal sindaco Filippo Galbiati, con la seguente motivazione: ''per il suo impegno nel far conoscere e riscoprire il territorio casatese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche da quello culturale; da molti anni alla presidenza dell'associazione Sentieri e Cascine''.Francesco Biffi, presidente dell'associazione Sentieri e CascineE' stata invece Enrica Baio, consigliere comunale con delega alla cultura, a premiare lo scultore di Valaperta Antonio ''Alberico'' Fumagalli, un artista che in questi anni si è posto al servizio del mondo della scuola, tenendo un laboratorio sull'arte dell'intaglio del legno alle medie di Casatenovo, grazie appunto alla sua passione per la natura e le sue forme che coltiva sin da quando era ragazzo.Enrica Baio premia Antonio Alberico FumagalliCome ha spiegato dal palco, ''il ricavato delle mie mostre è sempre stato devoluto in beneficenza'' con particolare riferimento ai missionari della comunità e all'Operazione Mato Grosso. Il Premio San Giorgio gli è stato conferito con la seguente motivazione: ''scultore delle radici della robinia dalla quale, con grande passione, crea affascinanti raffigurazioni. Per il suo impegno sociale e per sua collaborazione con le scuole''.Lo scultore di Valaperta, Antonio Alberico FumagalliTerzo premiato Lorenzo Brivio, un giovane classe 1993 residente a Rimoldo di Valaperta, dove svolge la sua attività artistica. Nel giugno 2020 ha ottenuto la laurea magistrale presso l'accademia di Brera - Milano con il massimo dei voti con lode, e ad ottobre la certificazione per l'insegnamento sempre con lode. Tantissime le mostre e i progetti che compongono il già ricco curriculum del giovane artista di Casatenovo, fra le quali un progetto svolto per l'Abbazia di Novacella a Bressanone, la cui inaugurazione è in programma proprio in questi giorni, motivo che gli ha impedito di essere presente alla serata di ieri.''Artista emergente che si sta distinguendo per le sue capacità poliedriche, attraverso nuove forme di creatività artistica e nuovi linguaggi espressivi'' la motivazione con il quale la giuria ha scelto di insignirlo del riconoscimento.Infine un premio speciale che la giuria ha voluto conferire a Davide Brivio, team manager Alpine (Renault) in Formula 1 originario di Galgiana, quale omaggio per l'importante carriera sportiva nel mondo dei motori, che lo scorso anno lo aveva portato ad aggiudicarsi il titolo mondiale di Moto GP con in sella il pilota spagnolo Joan Mir. Il bando di quest'anno prevedeva infatti un ulteriore riconoscimento assegnato dalla commissione ad un casatese distintosi nell'ultimo anno per un merito speciale.Il videomessaggio di Davide BrivioImpegnato a Baku, in Azerbaijan, dove quest'oggi si disputerà il Gran Premio, Brivio ha inviato un videomessaggio ringraziando per la bella sorpresa e promettendo di venire a ritirare personalmente il riconoscimento a Casatenovo, non appena il suo lavoro glielo consentirà. Questa la motivazione: ''per essersi particolarmente distinto nella propria attività e per aver raggiunto nell'ultimo anno risultati sportivi straordinari''.L'ultimo intermezzo musicale ha concluso l'emozionante serata, non prima di un intervento a sorpresa di Massimo Locati, anima dei volontari dell'Auditorium, che ha ringraziato tutti per la presenza, non senza tralasciare le difficoltà che ha vissuto in questi mesi il settore dei cineteatri di cui fa parte appunto anche la struttura casatese.Una foto di gruppo con i premiati, la giuria, l'amministrazione comunale e i rappresentanti dell'Auditorium. Con un appuntamento al prossimo anno.

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