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Aggiornato: 3 ore 21 min fa

Viaggio in Brianza/11: Villa Castelbarco a Imbersago, fra storia e curiosità

Dom, 28/02/2021 - 20:34
Questa domenica vogliamo farvi viaggiare nella memoria di una grande villa brianzola, probabilmente la più grande che abbiamo mai visitato: Villa Castelbarco Pindemonte Rezzonico ad Imbersago. Molte sono le famiglie che passarono e vissero tra le mura di questa villa e furono le stesse ad esercitare il potere sul contado circostante che era per la gran parte di loro proprietà. Questo passaggio di mano tra varie casate è dovuto a questioni di eredità; infatti le proprietà di famiglia era uso che passassero nelle mani del primogenito maschio. Questa tradizione di altri tempi, prevedeva che nel caso la prole non avesse contato alcun soggetto maschile, l'eredità sarebbe stata divisa tra le figlie femmine, andandosi a sommare con il patrimonio dei risperrivi mariti.Per questo motivo la villa porta più nomi, in realtà dovremmo indicarne addirittura cinque, quelli che ricadono anche sugli ultimi eredi di questa famiglia: Castelbarco Visconti Pindemonte Rezzonico Simonetta.LA PRIMA FAMIGLIA IN VILLA: I SIMONETTAI Simonetta, eredi di Alberico Belgioioso di Barbiano, descrivono la villa di Imbersago con queste parole al momento in cui ne divennero proprietari: "... casa di nobile sita nel detto luogo d'Imbersago, la qual consiste, entrando dalla porta a banda dritta in luogo aperto verso la corte, coperto di tetto sopra a quattro pilastri di cotto, con duoi torchi di vino con travello di sarzio di tenuta di brente sei e dieci tine di tenuta di brente venti cinque per cadauna, tre navazze e doi utensili per uso de detti...". È chiaro che la casa somigliava più ad una fattoria attrezzata per trasformare i prodotti della campagna che non alle ville festose diffuse nell'Ottocento.Ma da dove ha origine la ricchezza della casata Simonetta? Questa famiglia, originaria della Calabria, raggiunse Milano nel Tredicesimo secolo. Quando Francesco Simonetta, detto Ciccio, venne nominato da Carlo V conte palatino, la famiglia poté godere di grande onore. La fama del conte Francesco Simonetta portò lustro a tutto il casato nel ducato di Milano, tanto che il conte Francesco divenne segretario dei duchi Francesco e Galeazzo Sforza. Quando Galeazzo venne assassinato, Ciccio Simonetta divenne governatore temporaneo del Ducato fino al giorno in cui la duchessa Bona di Savoia, reggente a nome del figlio minorenne Gian Galeazzo, non si affidò a Lodovico il Moro. Dopo questa scelta da parte della duchessa madre, Ciccio Simonetta venne imprigionato e poi decapitato nel 1480. Nonostante la dipartita del loro importante capostipite, i Simonetta avevano messo solide radici nel ducato milanese giungendo ad Imbersago per l'unione di Paolo Simonetta, conte di Torricella, e Barbara Barbiano di Belgioioso.Il patrimonio dei Simonetta ad Imbersago era davvero immenso; secondo il Catasto Teresiano, fonte più autorevole dell'epoca, si conta che questa casata controllasse circa il cinquanta percento dei terreni dell'odierno comune. Il resto era prevalentemente diviso tra alcuni esponenti nobiliari e gli enti religiosi della parrocchia di San Marcellino e la Confraternita della Madonna del Bosco. Il rimanente, circa il quattordici percento, era diviso tra ben ventotto proprietari diversi, prevalentemente contadini della zona che coltivavano la terra.L'ARRIVO DEI CASTELBARCOLe origini del casato dei Castelbarco si trovano in Trentino, dove raggiunsero la massima loro evidenza con il conte Giovanni Battista, riconosciuto nel 1708 dall'imperatore austriaco Leopoldo come ciambellano e consigliere personale. Successivamente venne nominato, dal medesimo sovrano, commissario e plenipotenziario in Italia, in seguito amministratore del Ducato di Mantova.Un fratello di Giovanni Battista, Giuseppe Scipione, sposò Costanza, figlia di Cesare Visconti, marchese di Cisalgo e conte di Gallarate. In questo modo il prestigio del casato dei Castelbarco poté congiungersi con quello dei Visconti, facendola conoscere nel ducato milanese.Il giungere della famiglia Castelbarco ad Imbersago avvenne quando l'unica figlia del conte Antonio Simonetta venne data in sposa al conte Cesare Castelbarco, nipote del già citato Giuseppe Scipione. Con questo matrimonio i grandi possedimenti ad Imbersago passarono nelle mani di Cesare Castelbarco.I Castelbarco giunti ad Imbersago durante il Sedicesimo secolo si batterono anche per la difesa di questo territorio, soprattutto di uno dei suoi simboli: la chiesa della Madonna del Bosco. I infatti si impossessarono del patronato del santuario durante le guerre austro-francesi della fine del Settecento; se questo non fosse stato fatto, un semplice organismo associativo avrebbe permesso ai due schieramenti di esercitare il loro potere e di farne ciò che avrebbero voluto.Radicandosi ad Imbersago si può dire che i Castelbarco si insediarono sulle rive dell'Adda vantandosi dei loro importanti antenati, ma da lì in avanti persero la loro influenza politica e si dedicarono all'amministrazione dei loro terreni e beni immobiliari. La casata di origine trentina possedeva una grande quantità di fabbricati oltre a quelli annessi al parco della villa; inoltre erano in rapporto costante con i propri fattori e contadini facendosi carico anche delle relazioni con gli altri grandi proprietari del paese.Il primo conte Cesare, appena arrivato ad Imbersago, si trovò subito impegnato ad appianare una questione con la famiglia Andreotti del Mombello: "Insorta certa pendenza fra l'eccellentissima Signora Contessa Simonetti di Castelbarco per una parte e l'illustrissimo signor conte Riva Andreotti per l'altra, rapporto a due stanghe fatte mettere dal mentovato signor conte Andreotti attraverso la strada che da Montbello discende alla Cassina Sabbiona ed indi ad Imbersago..." La questione venne risolta nel 1765 grazie ad un compromesso che pretendeva dal signor Andreotti che venissero rimossa, a certe condizioni, la stanga della discordia.I CASTELBARCO NELL'OTTOCENTO IMBERSAGHESEDal punto di vista socio-politico la famiglia Castelbarco non manifestà grandi cambiamenti nonostante l'illuminismo stesse avanzando velocemente; sul versante socio-economico furono rigorosamente conservativi, comportamento dimostrato dall'atteggiamento quasi passivo che venne da loro tenuto nei confronti dell'intraprendenza della nascente borghesia. A testimonianza di questo fatto, si ha un documento nono datato, ma riferibile agli anni Trenta o Quaranta dell'Ottocento: "... Il signor Giuseppe Riva di Robbiate propone a sua eccellenza il signor conte Castelbarco di prendere a livello circa una pertica di sito sul letto della roggia Gallavesa in Imbersago, poco al di sopra al ponte di legno esistente sopra la medesima roggia che imette alla casa di Castelbarco, nel quale sito pensa di fabbricare un filatoio per lavorare la seta...". Il fatto che per portare ad Imbersago una Filanda fosse necessario che si muovesse il Riva, esponente di quella borghesia sempre più attenta alle opportunità del momento dimostra L'immobilismo dei Castelbarco. Tanta iniziativa non avrebbe dovuto essere forse più congeniale per gli ingenti investimenti alle abili competenze degli aristocratici conti del tempo? Quello che possiamo riportare riguardo alla costruzione di questo filatoio, è ció che causò indirettamente ai conti. Si tratta di un furto di limoni coltivati nella serra dei conti Castelbarco. Vennero interrogati il camparo ed il giardiniere, i quali si trovarono in pieno accordo nell'indicare il ponteggio, attrezzato per costruire la filanda dei Riva di Robbiate, come facile accesso alla limonaia che era stato attrezzato per costruire la filanda dei Riva di Robbiate "Dietro alle interrogazioni svolte al Panzeri e al Riva, camparo e giardiniere, risultaz da questo ultimo che non saprebbe indicare il modo del furto di limoni, ma che ambi dubitano che siano entrati a mezzo del ponte ch'esisteva per la fabbrica della gallettera (filanda) in angolo verso la limonera, entrando sul risvolto di essa fabbrica e discendendo per mezzo dell'apertura in faccia a detta limonera...". Venne così chiarito che probabilmente il furto era stato il risultato di una mancata sorveglianza da parte dei custodi deputati alla tutela della serra.EMANUELE CASTELBARCO PINDEMONTE REZZONICO: ARTISTA E MECENATEDal secondogenito del conte Cesare, Giuseppe Scipione, nacquero fra gli altri Tommaso, che fu l'iniziatore di un nuovo ramo Castelbarco quando nel 1880 si sposò con Maria Luisa Pindemonte Rezzonico. Da questa unione nacque Emanuele Castelbarco Pindemonte Rezzonico.Emanuele è noto non solo per due "grandi" matrimoni e per la vita mondana, ma anche per il suo interesse alle arti e per essere stato un vero mecenate di artisti e di iniziative culturali. Divenne famoso per le sue prime nozze in cui sposò Ercolina, figlia dell'industriale Carlo Erba, nome ancora oggi conosciuto nel settore farmaceutico. Da questo matrimonio nacquero tre figli, ma molti anni dopo questo matrimonio giunse al termine attraverso un escamotage legale che permise ai coniugi di divorziare. Dopo qualche anno e sposò Wally, figlia di Arturo Toscanini e regina della mondanità milanese di inizio Novecento.Il suo primo suocero, Carlo Erba, intorno alla metà dell'Ottocento, era proprietario della farmacia di Brera (esistente tutt'ora in via dei Fiori oscuri 13 a Milano). Unita la Lombardia al Piemonte e ad altre regioni del regno d'Italia nel 1861, Erba ed altri proprietari presentarono al Comune di Milano un progetto urbanistico ed edilizio dal quale nacquero nei due anni successivi varie vie dai nomi risorgimentali. Una tra tutte è via Marsala dove lo stesso Erba costruì il primo stabilimento della sua industria chimica e farmaceutica. Nonostante Carlo Erba decise di costruire una villa per la figlia Ercolina (detta Lina) ed il marito Emanuele Castelbarco, quest'ultimo si innamorò della figlia di Arturo Toscanini, Wally. Un articolo del "Corriere della Sera" di Lina Sotis ricorda come Emanuele Castelbarco avesse commissionato un ritratto di Wally ad Alberto Martini, pittore che stimava molto. Addirittura, per poter portare a compimento questo ritratto, il conte Emanuele aveva affittato un appartamento-studio nelle vicinanze della propria abitazione: gli bastava scendere di casa e girare l'angolo per incontrare Wally mentre posava per il Martini.Altro aneddoto curioso è legato al divorzio tra Emanuele Castelbarco e Lina Erba. Infatti questa procedura non era prevista secondo la legge italiana, ma per sposare il nuovo amore in tempi nei quali il divorzio era ancora un concetto considerato scandaloso, si fece cittadino ungherese, e poi in quella nazione fece svolgere la procedura per concludere il divorzio. Qualche tempo dopo i due innamorati convolarono a nozze iniziando insieme una nuova vita.Dopo il matrimonio con Wally, la coppia ebbe una figlia, Emanuela, la quale era conosciuta a Milano perché solo dopo il suo ingresso insieme alla madre sul loro palchetto alla Scala, il pubblico prendeva posto e si preparava all'inizio dello spettacolo che sarebbe stato imminente. Infatti l'orchestra e gli attori attendevano loro per poter iniziare la rappresentazione, in segno di grande rispetto.[GALLERYCENTRALE]Emanuele Castelbarco fu poeta, pittore, organizzatore culturale e mecenate. Un suo primo progetto fu "Bottega di poesia", un cenacolo d'arte moderna che era la somma di una galleria d'arte e di una rivista che purtroppo durò pochissimo. Con questa iniziativa riuscì peró a promuovere progetti di pregio, molto legati al nome di Alberto Martini. Questo piccolo club di artisti ricevette molti apprezzamenti anche da importanti critici di quel tempo; uno tra questi fu Pica il più autorevole critico d'arte del primo Novecento che divenne segretario della biennale di Venezia nel 1920. Emanuele Castelbarco ebbe invece un grande successo, organizzando nella galleria di via Montenapoleone la prima mostra della pittrice russa Tamara de Lempicka, che dalla bottega d'arte cominciò una lunga e fortunata serie di mostre in Europa e negli Stati Uniti e una vita mondanissima da grande star. Nell'inverno tra il 2006 e il 2007, il Comune di Milano ha promosso a Palazzo Reale un'esposizione riassuntiva della pittrice russa mettendo in mostra anche quadri di altri pittori del momento. Due tra questi il ritratto che Alberto Martini fece ad Emanuele Castelbarco e un autoritratto dello stesso conte-mecenate-pittore: un autoritratto molto ironico, in frac seduto su poltrona, ma nel vestito non c'è nessuno. LA VILLA CASTELBARCO AD IMBERSAGOVilla Castelbarco rimanda l'immagine di un luogo immerso nel borgo, parte integrante e essa stessa fulcro della vita operosa e variegata della comunità.Il suo impianto architettonico, posto su un'antica costruzione della feudataria famiglia Landriani, è stato ingentilito man mano dai discendenti del casato tra cui i Belgioioso, i Simonetta ed infine i Castelbarco. Attraverso i secoli, si sono succedute aggiunte e modifiche che ci consegnano l'aspetto odierno della maestosa residenza. È assai difficile identificare una tipologia di edificio con cui classificare la villa di Imbersago, dato che l'impianto strutturale è stato rimaneggiato nel tempo a tal punto da costituirne un ibrido tra un'azienda agricola ed una villa di delizia. Gli ultimi lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti all'inizio del Sedicesimo secolo nel rispetto dello stile architettonico in voga in quel periodo per rendere Villa Castelbarco una vera residenza nobiliare.Gli accessi attraverso vie anguste e segnatamente indirizzate alle zone di servizio, l'aprirsi del cortile d'onore e la terrazza sopraelevata posta sullo spigolo che si apre sull'ampio parco di dodici ettari mantenuto "all'inglese" sono alcune delle caratteristiche principali della struttura monumentale. La stessa torretta, che ingentilisce lo spigolo formato dall'intersecarsi di due ali dell'edificio, fa l'occhiolino allo stile di ville di villeggiatura di cui le famiglie benestanti milanesi hanno cosparso tutta la Brianza. L'industriosa e vivace vita paesana, a ridosso della villa Castelbarco, vissuta tra piazza e cortili permea la stessa struttura gentilizia con i suoi accessi posti sulle direttrici viarie; esiste quindi una immediata partecipazione al vissuto sociale che ruota intorno alla chiesa ed alle botteghe. Di questo se ne ha prova grazie ad antichi mappali che rappresentano la divisione di parte del grande giardino tra alcuni contadini di Imbersago che avevano il permesso di accedere e coltivare il proprio orto in cambio di un minimo obolo.Non risulterebbe sicuramente improbabile immaginare l'accesso abituale dei contadini ai torchi da vino, ai frutteti più interni alla proprietà, alle stalle che erano parte integrante della stessa villa. Un esempio su tutti di questa vita partecipativa è la funzione che si attribuisce nel tempo alla chiesa di San Paolo, che in epoca remota era la cappella della villa e che successivamente viene inserita nel borgo di Imbersago quale elemento ormai pubblico ad uso dell'intero paese. I Castelbarco portarono anche ad Imbersago una grande innovazione, ovvero l'asilo dedicato a Maria e Niccolò Castelbarco data la loro prematura scomparsa durante l'infanzia. L'asilo fondato dalla casata imbersaghese è sempre stato retto da una donna della famiglia, oggi questo incarico risiede nelle sapienti mani di Rosella Minotti Castelbarco. Nella visita che abbiamo svolto ci è stato permesso di accedere alle sale principali ricavate per l'attuale vocazione di organizzazione di eventi a cui è dedicata la villa Castelbarco. Prima dello scorso secolo, durante il quale la villa venne divisa per ospitare gli svariati nuclei familiari dei Castelbarco, il piano terra era costituito da un immenso salone dove ci immaginiamo venissero svolti festosi banchetti e lussuose sfilate di dame con vestiti all'ultimo grido. Proseguendo nella visita abbiamo raggiunto la corte rustica, ovvero una vera e propria corte agreste dove è chiara la sua antica funzione di stalla nonostante i lavori di ristrutturazione. Di nuovo qui è stato facile immaginarsi i contadini a servizio della famiglia Castelbarco gestire qualche mucca, sellare i cavalli per i signori che desideravano fare una scampagnata nel parco, oppure altri contadini intenti a produrre il vino con i torchi e immagazzinarlo nell'enorme cantina che sottostà all'immensa villa.Sul fondo del giardino sorge una piccola cappella dove riposano i defunti della casata Castelbarco, visibile anche da fuori, attraverso un cancello in via Madonna del Bosco, poco lontano dalla rotonda che porta all'omonimo santuario.La visita a questa villa è stata molto piacevole grazie alla cordiale accoglienza che abbiamo ricevuto dalle eredi che ci hanno guidato tra le sale sino in cima alla torretta. Lampante ancora oggi è la simbiosi tra la villa ed il borgo che ancora si percepisce sia attraversando la corte rustica della residenza nobile, sia passeggiando semplicemente nei pressi della chiesina di San Paolo.Le informazioni che abbiamo qui riportate sono frutto di una approfondita ricerca da parte di Gian Luigi Falabrino nel suo libro "Storia della Famiglia Castelbarco" e dal libro "Imbersago: Il fiume, le torri, le chiese le ville nella storia di Imbersago" edito dal medesimo comune.

Bulciago: code in paese per la "fuga" di massa del weekend

Dom, 28/02/2021 - 19:30
In vista dell’imminente ritorno della Lombardia in “zona arancione”, sono stati in molti i cittadini che hanno sfruttato questo fine settimana per organizzare gite fuori porta, escursioni, camminate e molto altro prima che tutto ciò diventi ancora una volta impossibile da svolgere. Insieme alla strada statale SS36 che collega le montagne lombarde alla città di Milano e ai Comuni della Brianza, e che stamattina era bloccata dal traffico in direzione Lecco e nel pomeriggio in direzione Milano, anche altre strade sono state prese d’assalto dai numerosi automobilisti che hanno deciso di spostarsi dalla propria abitazione per spendere la domenica altrove. via XXV Aprile (Bulciago) Tra queste, ad esempio, si può citare sicuramente la strada principale del Comune di Bulciago, dove una lettrice ci ha segnalato la situazione critica del traffico nel corso della giornata di oggi. Via don Davide Canali (Bulciago)Alcune vie del paese, infatti, come via XXV Aprile, via don Davide Canali, via Volta, via Roma e via Buonarroti sul confine con il Comune di Costa Masnaga, si trovano praticamente bloccate dalle ore 16.00 di oggi dalle tantissime macchine di rientro da quest’ultima giornata di parziale libertà di spostamenti.via Volta (Bulciago)via Roma (Bulciago)via Buonarroti (Costa Masnaga)La situazione non è cambiata nemmeno nel tardo pomeriggio, quando le macchine hanno potuto avanzare solo a passo d’uomo, creando una lunga coda di automobilisti che si è stagliata per tutta la via principale che si immette direttamente sia sulla strada provinciale SP342 e sulla strada provinciale SP48.via XXV Aprile (Bulciago)

Casatenovo, Covid: 30 casi nelle ultime due settimane. Galbiati, ''i vaccini sono l'unica speranza''

Dom, 28/02/2021 - 19:29
Nuovi trenta casi di positività al Covid registrati nelle ultime due settimane a Casatenovo. A rivelarlo il sindaco Filippo Galbiati nella nota diffusa proprio nel pomeriggio odierno. Seppur lontani da i numeri preoccupanti dell'autunno, l'amministratore segnala una crescita, che si rileva anche dai contatti informali. A questo proposito il primo cittadino ha voluto lanciare un appello rispetto all'importanza di aderire alla campagna vaccinale ''l'unica vera speranza di uscire da questa situazione''.Di seguito la nota del sindaco Galbiati:Nelle due settimane dal 13 al 26 febbraio ‘21 sono segnalati, nei consueti rapporti che pervengono ai Comuni, 30 nuovi casi di infezione Covid 19 a Casatenovo (in media 15 a settimana). SI registra quindi un lieve incremento rispetto alla prima metà di febbraio, ma ancora in misura ridotta rispetto ai picchi di ottobre-novembre (70 casi a settimana). Tuttavia i dati degli ultimi giorni, anche da contatti informali, sembrano in crescita ed andranno verificati.In questa fase è evidente la maggiore diffusione nella giovane etàFasce d'età: n.7 con meno di 20 anni, n. 9 tra 20 e 40 anni, n. 11 tra 40 e 60 anni, n. 3 con più di 60 anni Sesso: 14 maschi, 16 femmineDecessi: non sono segnalati decessi nel mese di febbraioPer la campagna vaccinale, gestita da Regione Lombardia ed ATS, il Comune può occuparsi di venire incontro ad eventuali difficoltà di trasporto di persone anziane, sole o con disabilità, una volta ottenuto l'appuntamento. In questi casi contattare il servizio sociale oppure inviare una mail direttamente a me (sindaco@comune.casatenovo.lc.it). Preciso che il Comune non può programmare vaccini.Raccomando l'adesione alla campagna vaccinale, secondo le indicazioni di Regione/ATS e dei Medici curanti. I primi dati, nei paesi in cui sono state eseguite vaccinazioni in modo esteso e nelle comunità dove anche da noi questo è avvenuto (sanitari), la riduzione dei contagi è significativa. I vaccini anti-covid rappresentano l'unica vera speranza di uscire da questa situazione. Le specifiche, e rare, condizioni patologiche di controindicazione al vaccino vanno puntualmente verificate con i Medici curanti.28 febbraio 2021Filippo Galbiati 

Viganò, Covid: ancora molti i positivi. La nota del sindaco

Dom, 28/02/2021 - 19:12
È stato diffuso nelle ultime ore dal sindaco di Viganò, Fabio Bertarini, l’ultimo comunicato ufficiale sulla situazione dei contagi da Covid in paese, la quale appare al momento ancora piuttosto critica con 15 cittadini positivi al virus. Di seguito il testo della comunicazione: “Cari concittadini, tutti noi avevamo grandi speranze che la pandemia che ci coinvolge da più di un anno, potesse concludersi in breve tempo. Purtroppo, nelle ultime settimane le persone affette da Covid-19 nel nostro comune sono aumentate fino ad arrivare all’importante numero di 15 cittadini. La strada da percorrere pare ancora lunga e piena di insidie, soprattutto considerando che da lunedì, la nostra regione rientrerà in “zona Arancione”.  In questa situazione ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte, contribuendo alla tutela di ognuno con quei semplici gesti che conosciamo a memoria: l’impiego della mascherina, distanziamento, pulizia e sanificazione delle mani più volte al giorno. Ricordo che gli Uffici Comunali sono regolarmente aperti, previo appuntamento telefonico. Vi esorto a rimanere calmi e uniti, solidali gli uni agli altri e con uno sguardo attento agli “Anziani”. Grazie, il vostro Sindaco”.

Monticello: autoscala dei VVF si blocca sulla SP51. I colleghi in ausilio

Dom, 28/02/2021 - 19:09
Si è fermato sulla carreggiata, molto probabilmente a causa di un guasto, impossibilitato a procedere oltre. E così un mezzo autoscala dei vigili del fuoco che stava raggiungendo le altre squadre di colleghi già presenti in Via Monsignor Colli a Barzanò per un intervento di soccorso persona, non ha potuto arrivare a destinazione per motivi di forza maggiore.Arrestatosi improvvisamente all'altezza della rotonda del Viaggiator Goloso, lungo la SP51 in località Torrevilla, i pompieri che erano a bordo hanno dovuto attendere l'arrivo di un mezzo dei colleghi che potesse fungere da traino per spostare l'imponente mezzo e liberare così la carreggiata, sulla quale nel frattempo si erano formati degli incolonnamenti di veicoli, proprio in concomitanza con l'orario di rientro a casa al termine dell'ultima (per ora) giornata in Lombardia vissuta in zona gialla.

Molteno: è mancato Piergiorgio Redaelli, fondatore dell’omonima azienda ecologica

Dom, 28/02/2021 - 18:48
Piergiorgio RedaelliRedaelli Piergiorgio SpA di Molteno. Il nome suona familiare non solo sul territorio lecchese ma anche in tutto il centro-nord Italia, dove l'impresa si occupa da oltre trent'anni di servizio ecologico con raccolta e smaltimento del rifiuto industriale, ma anche urbano, per i comuni del territorio. Nella mattina di oggi, domenica 28 febbraio, è mancato il fondatore e pilastro dell'azienda che, sin dagli inizi, ha sede in via de Gasperi a Molteno. Piergiorgio ha dato il via all'attività, negli anni Sessanta, come agricoltore: insieme alla moglie Bruna, era titolare di un'azienda agricola con un centinaio di capi. In seguito, ha iniziato ad acquistare i primi mezzi per spurgare le fosse biologiche e da quel momento è partita un'avventura nuova, lungimirante che oggi permette di dare lavoro a tante famiglie. "Mio papà ha deciso di mollare l'agricoltura e nel 1989 ha richiesto la prima autorizzazione per il trasporto rifiuti. Quel periodo è stato caratterizzato dal boom della riorganizzazione delle attività di raccolta e smaltimento rifiuti: lui ebbe l'intuizione di vedere che c'era la possibilità di ampliare l'ambito legato alla generale gestione dei rifiuti, avviando quindi una specifica attività" ha spiegato la figlia Maria Pia.Nell'azienda di famiglia sono via via subentrati i figli che ancora oggi sono al timone della realtà che conta circa cinquanta dipendenti e una sessantina di veicoli tra trattori, rimorchi, motrici, semi rimorchi, furgoni allestiti e light truck compattatori. Trattano rifiuti industriali, liquidi, solidi, pericolosi e non: i rifiuti urbani vengono trasportati e trattati nei centri di raccolta e trattamento della provincia di Lecco o limitrofe, mentre per i diversi tipi di rifiuti industriale fanno riferimento a impianti situati anche fuori dalla Regione. "All'inizio dell'attività, tutto era più semplice mentre ora la burocrazia di questo settore è tanta e complicata: dobbiamo quindi rimanere costantemente aggiornati" ha proseguito Maria Pia, rimarcando, con voce commossa, come il padre fosse molto legato al suo lavoro. "Noi dobbiamo ringraziare papà perché tutti abbiamo potuto proseguire l'attività. Nel 2019, quando abbiamo festeggiato i 30 anni, il ringraziamento è stato per lui che ha avviato tutto. Era una persona molto presente: anche se non veniva fisicamente in azienda, voleva sempre essere tenuto al corrente di come andava il lavoro, si interessava molto. Avendo la residenza accanto all'attività, poi, osservava sempre i camion che entravano e uscivano".Piergiorgio, che aveva 83 anni, godeva di buona salute e si spostava autonomamente con la piccola utilitaria: lo scorso fine settimana le sue condizioni hanno iniziato a peggiorare fino a quando si è reso necessario per lui un ricovero ospedaliero dettato dall'aggravamento del quadro clinico, legato in parte a una fragilità pregressa. Purtroppo non ha fatto più rientro a casa: i familiari lo ricordano, quindi, ancora lucido come quando lo hanno salutato per l'ultima volta, inconsapevoli di non rivederlo più. Ha lasciato la moglie Bruna, i tre figli Maria Pia con Andrea, Alberto con Nadia e Aurelio con Giuliana e cinque nipoti: Matteo, Luca, Giorgio, Davide e Gloria. "Era legatissimo ai nipoti: ci teneva davvero molto che tutti passassero a salutarlo" Martedì 2 marzo alle 15 si terrà, in oratorio, la cerimonia per l'ultimo saluto all'imprenditore.

Colle B.za: popolazione in lieve calo nel 2020. Soltanto 4 nascite

Dom, 28/02/2021 - 17:55
Nel comune di Colle Brianza il 2020 si è concluso con un saldo negativo, seppur minimo, in termini di abitanti. Sono state quattro le nascite nel paese durante lo scorso anno: un maschio e tre femmine. Si è trattato, tuttavia, di numeri non in grado di compensare il calo della popolazione dovuto ai decessi. Questi ultimi sono stati 21 di cui 10 registrati fra uomini e 11 fra donne.A mitigare il saldo negativo della popolazione, dovuto dal rapporto fra nascite e decessi, è stato il bilancio migratorio. Infatti, sono state 62 le persone che hanno acquisito la residenza nel comune, a fronte di 53 abitanti che hanno scelto di emigrare. Complessivamente il bilancio della popolazione ha comunque registrato un andamento negativo, segnando un calo di otto abitanti in termini assoluti. Solo tre i matrimoni celebrati e altrettante le cittadinanze concesse. Contenuto il numero di abitanti residenti con cittadinanza estera che risulta essere pari a 54 su una popolazione complessiva di 1742 abitanti.

Raccolta di storie per bambini a firma dell'insegnante renatese Odilla Agrati

Dom, 28/02/2021 - 16:59
Si intitola ''Dilemmi morali per giovani pensatori'', edito da Fabbrica dei Segni e illustrato da Jacopo Berengan, il nuovo libro a cura della renatese Odilla Agrati.Si tratta di una raccolta di storie - rivolta a bambini di almeno otto anni - il cui intento è quello di stimolare la capacità critica del lettore, il quale, immedesimandosi nei protagonisti, si trova davanti alla scelta tra due alternative: una giusta e l'altra sbagliata. Lo scopo della lettura è quella di indirizzare i più piccoli nella scelta dell'una o dell'altra via, motivandone però la preferenza. Nelle storie non vengono fornite né ragioni a favore o sfavore dell'una, né a ragione o sfavore dell'altra.Odilla Agrati e la copertina del suo libroIn questo modo il soggetto è inserito all'interno di una realtà a cui non può sfuggire, ma che deve necessariamente affrontare subendone le conseguenze, che siano queste positive o negative.Per stimolare la capacità argomentativa nel lettore ad ogni storia sono abbinati alcuni esercizi da fare in famiglia o a scuola, i quali hanno lo scopo di migliorare il pensiero critico, affettivo-valoriale e quello creativo di chi legge. Le storie presentano fondamentali concetti filosofici e si prestano a discussioni su altre possibili tematiche come la fiducia, la paura, l'amicizia, la differenza di genere e molte altre. Odilla Agrati, ha 43 anni ed è mamma e insegnante di scuola primaria con una laurea in filosofia. Convinta delle potenzialità del pensiero anche dei più piccoli, dopo un corso di perfezionamento a Padova in Philosohy for Children e altri corsi sulle pratiche filosofiche, ha ampliato la sua attività nelle scuole occupandosi di filosofia per ragazzi e progetti di cittadinanza attiva. Attualmente lavora presso l'Istituto comprensivo di Renate.

Da Cassago a Londra: Paolo Nelli scrittore e professore al King’s College si racconta

Dom, 28/02/2021 - 16:27
Alcune vite degli scrittori iniziano in un paesino della Brianza, per poi proseguire in grandi metropoli. Alcuni aspetti delle loro vite, poi, trovano un posto tra le pagine dei romanzi che scrivono. È il caso di Paolo Nelli, scrittore e professore originario di Cassago, che a un certo punto della sua età adulta sentiva la mancanza dell'aria travolgente di una grande città. Dopo gli studi in Psicologia all'Università di Padova e i primi anni di lavoro in una comunità a supporto dei minori allontanati dalle famiglie, Paolo Nelli decide di partire per Londra: erano gli ultimi anni dello scorso millennio. "Ci sono tipicamente due reazioni davanti a Londra: c'è chi non riesce a sopportarla e chi ne rimane catturato. Quando vieni a vivere a qui diventi londinese, credo sia la sua particolarità rispetto ad altre grandi città", ci racconta via Skype. Negli ultimi tempi, però, - complice la Brexit - il sentimento ottimistico che ha sempre accompagnato gli italiani londinesi si è un po' affievolito, lasciando spazio a dell'amara delusione."Nella politica inglese ha sempre prevalso il politicamente corretto sullo schieramento politico, c'era un senso di onestà e di funzionalità da entrambe le parti. Negli ultimi anni invece la politica ha cominciato ad assomigliare molto di più a quella italiana, fatta di slogan gridati e vuoti. Con la Brexit cambiano molte cose nella vita di tutti i giorni e questo influisce anche sulla percezione che puoi avere della città".Il cassaghese Paolo NelliA Londra Paolo Nelli è professore di lingua e cultura italiana al King's College, ma come già annunciato nelle prime righe, è anche uno scrittore. Il suo ultimo romanzo giallo "Il terzo giorno" edito da La nave di Teseo, è stato pubblicato nel 2020 e per l'ambientazione Nelli ha scelto un vago luogo della Brianza. "Mi piaceva l'idea di avere un paesaggio conosciuto, ma che non fosse specificamente legato a un nome preciso". Il commissario Colasette, il protagonista del romanzo, dalla sua finestra di casa scorge il lago, lo scrittore lascia a noi la libertà di scegliere il paese in cui vivere con la lettura l'intreccio. Paolo Nelli non si allontana dai personaggi di genere che un giallo richiede, ma accanto all'ispettore di polizia e a Maddalena, donna piacevole e arguta che con Colasette sviluppa un'intesa lavorativa, inserisce anche Irene che è "un personaggio complesso e profondo, che alcune volte attraverso le voci di paese al bar si ritrova ad anticipare la polizia".Il giallo edito nel 2020 è solo l'ultimo di una serie di libri pubblicati dallo scrittore, ma Paolo Nelli rifiuta di vedere un filo conduttore nella sua produzione. "Ritengo che il riconoscere la traccia di un lavoro di uno scrittore spetti a chi mi legge, ai critici e agli appassionati. Per ciascun libro ho seguito l'intuizione del momento, sono legati ad una mia esigenza di parlare delle classi sociali e delle relazioni". L'incontro di un libro con la vita del lettore può portare a interpretazioni, a forme e a letture differenti. "Una professoressa mi ha raccontato di aver trovato un mio libro ambientato nel Far West il più pacifista che avesse mai letto, cosa a cui io non avrei mai pensato".Accanto alla Brianza e alla scrittura dei suoi libri rigorosamente in italiano, Paolo Nelli inserisce le strade e le persone di Londra nel libro "Mio marito Francesca" e in una raccolta di racconti.Ma l'abbraccio liquido tra Londra e l'Italia diventa ancora più tangibile quando lo scrittore parla del FILL, il Festival of Italian Literature in London, arrivato nel 2019 alla terza edizione. Paolo Nelli è stato uno dei suoi fondatori, grazie all'idea di un altro scrittore italiano che vive a Londra, Marco Mancassola: "è nato come una reazione alla Brexit, volevamo far notare una presenza culturale non inglese enorme in questa città. Mi sono sbalordito di quanta intelligenza italiana ci circonda".Dalla sua voce si percepisce che il FILL è una conquista di cui si sente orgoglioso. "La sua organizzazione mi ha costretto a mettermi in gioco culturalmente e incontrare scrittori e pensatori più giovani, che mi hanno permesso di aggiornarmi e venire in contatto con i temi più ricorrenti nella letteratura". Purtroppo, nell'autunno del 2020 il festival si è fermato a causa della pandemia, ma la speranza è che il 2021 sia l'anno giusto per organizzare la quarta edizione. "Si svolge all'interno di un teatro completamente vittoriano, il Coronet Theatre a Notting Hill. Grazie al bar attiguo al palco si ha la possibilità di conversare con gli scrittori che hanno parlato poco prima. Il clima che si respira è molto osmotico e cerchiamo di far sentire tutti a proprio agio". Nelle precedenti edizioni il FILL ha ospitato Michela Murgia, Alberto Prunetti, Helena Janeczek e tanti altri ancora.Rispetto all'attività quotidiana che accompagna la stesura di un libro, Paolo Nelli sottolinea la regolarità che essa richiede. "Mentre sto scrivendo un libro non posso pensare ad una giornata lontana dalla scrittura e dal computer. È importante rimanere vicino al romanzo che stai scrivendo. Purtroppo, siamo ancora legati a un romanticismo ottocentesco che crede nel lampo creativo dello scrittore. La verità è che diventi segretario di una tua idea e devi rimanere costantemente infarinato nella sua nebbia per andare avanti con la scrittura".L'etica del lavoro puritana si fonde in Paolo Nelli con l'italianità fiera e cosmopolita di un cassaghese emigrato a Londra. Probabilmente nei suoi libri si trovano altri indizi di questa fortunata commistione. 

Oggiono: inaugurata in via Lazzaretto la nuova sede Auser

Dom, 28/02/2021 - 15:13
"Per Auser la solidarietà e la reciprocità sono un punto fermo" ha esordito il presidente provinciale Paolo Dossi di fronte ai volontari e alle rappresentanze istituzionali presenti nella mattina di sabato 27 febbraio all'inaugurazione della nuova sede oggionese in Via Lazzaretto. Il taglio del nastro della nuova sede oggionese di Auser"Quella che inauguriamo oggi è la quattordicesima sede Auser in provincia di Lecco. E' un ulteriore tassello che si aggiunge al panorama provinciale di attività che la nostra associazione svolge sul territorio nel campo del volontariato sociale" ha spiegato, ringraziando l'amministrazione comunale oggionese, in particolar modo il sindaco Chiara Narciso e l'assessore ai servizi sociali Michele Negri, per la disponibilità e la collaborazione dimostrata."Vorrei ringraziare, primi tra tutti, i volontari che hanno reso possibile l'apertura di questa nuova sede. Oggi per noi è un bel momento. Come sapete siamo un'associazione di progetto, ispirata soprattutto ai temi di equità sociale, tutela dei diritti e solidarietà. A noi piace fare volontariato in rete. Crediamo in una rete reciproca, che si scambi le opportunità per migliorare la vicinanza con i cittadini. La società, purtroppo, invecchia e lo fa velocemente. Noi facciamo volontariato sul territorio lecchese, in stretta collaborazione con gli enti locali, consegnando con i nostri mezzi i farmaci, la spesa e accompagnando presso i punti ospedalieri coloro che ne hanno bisogno. Questo fa sentire gli anziani un po' meno soli, ed al tempo stesso raccoglie le loro domande ed i loro bisogni" ha aggiunto, manifestando la volontà di allargare questo aiuto anche ad altri comuni. "In un momento in cui si fa fatica a progettare a lungo termine, pensare a qualcosa di lungimirante ci ha spiazzato favorevolmente" ha poi detto il sindaco Chiara Narciso che crede nella necessità, al termine di questo periodo, di ricostruire partendo proprio dai legami. "Quest'attività ha sicuramente una funzione di supporto ed integrazione ai servizi sociali già presenti. Con le attività che ha proposto mi auguro si riesca ad andare in questa direzione: stare insieme e ricostruire i legami. Sicuramente sarà un periodo difficile, ma le sfide difficili sono certamente le più belle da vincere insieme". Il parroco don Maurizio Mottadelli ha poi benedetto la nuova sede rivolgendosi in modo particolare ai volontari che ha detto essere una presenza preziosa di cui purtroppo non sempre ne sappiamo riconoscere il valore.

Pallamano Molteno: splendida vittoria sul campo del Pressano

Dom, 28/02/2021 - 14:31
Terza vittoria stagionale per la compagine del Salumuficio Riva Molteno, con la squadra di coach Salvatore Onelli, che espugna il campo della quinta forza del campionato della Serie A Beretta, giocando il match valido per la quarta giornata di ritorno.La squadra moltenese scende in campo con molta determinazione e carattere, pur con la defezione di Marko Knezevic, una delle pedine piu importanti, squalificato dal giudice sportivo. Il Salumifico Riva Molteno parte subito forte con Giacomo Redaelli, che segna una doppietta e si porta sullo 0 -2. I locali fanno fatica a trovare il giusto ritmo della partita, mentre il team moltenese gioca bene, e dopo tredici minuti di gioco, gli ospiti sono sul punteggio di 1-5. Tutto questo grazie anche ad un'ottima difesa moltenese, molto efficace e compatta. Ma soprattutto da rimarcare e mettere in evidenza il nostro favoloso portiere Gabriele Randes, autore di strepitose parate nell'arco dell'intero match.Sentiamo il commento del DS Matteo Somaschini: ''Una grande prova di tutta la squadra, soprattutto in difesa dove tutti i nostri giocatori hanno dimostrato il loro vero valore. Una nota di merito va doverosamente al nostro portiere Gabriele Randes, che ha salvato la porta almeno in dieci occasioni, contro una squadra di tutto rispetto quale il Pressano. Un Molteno compatto e molto concentrato per tutta la partita. Una vittoria corale e del gruppo, che ci dà ulteriore convinzione nel continuare a seguire il nostro obbiettivo, che rimane la salvezza nel massimo campionato''. Torniamo alla cronaca della partita, conclusa nel primo tempo con il punteggio di 6 -11 per Salumificio Riva Molteno. Nella ripresa la squadra di Onelli rimane concentrata e sul pezzo, mantenendo sempre un vantaggio di 3/4 reti. A metà del secondo tempo entrambe le squadre fanno fatica a segnare, con alcuni errori dovuti a tiri forzati, parate dei portieri e difese molto serrate. Il Pressano, però, approfitta della situazione di superiorità numerica con una doppia esclusione, per avvicinarsi al Molteno e portandosi a -2 (16-18). Qui la parte fondamentale del match, dove la squadra moltenese non si abbatte, e costruisce il capolavoro. Infatti, tornati in perfetto equilibrio numerico, il Salumificio Riva Molteno mantiene sempre tre reti di vantaggio con gli ultimi due gol di Carlo Sperti e Daniele Soldi che dopo un finale serrato, portano la meritata vittoria alla squadra oro-nero con il punteggio di 19-21.Ed ecco le parole del tecnico Onelli alla fine del match: ''Siamo stati molto bravi in difesa, abbiamo mostrato carattere e voglia di portare in cascina due punti importanti contro una squadra che non perdeva in casa da ottobre. I ragazzi sono stati fantastici, ed in alcuni momenti Randes ha tolto anche le castagne dal fuoco. Ora sappiamo di cosa siamo capaci, dobbiamo continuare così e crederci fino alla fine del campionato''.Salumificio Riva Molteno: Redaelli 3, Galizia 1, Mella 1, Dedovic 3, Sperti 3, Dall' Aglio 2, Tagni, Riva, Gligic 2, Beretta, Dell' Orto, Soldi 3, Alonso 3, Randes.

Bellezze da vivere e da custodire, il libro che indica il domani del nostro territorio

Dom, 28/02/2021 - 12:18
Cinquecento fotografie distribuite in 380 pagine, accompagnate da una granitica convinzione: "I primi turisti della nostra terra dobbiamo essere noi".Ma non solo. "Bellezze da vivere e da custodire" di Cattaneo Editore ospita interventi di grande spessore, oltre alle immagini di prestigiosi fotografi che danno vita ai numerosi "percorsi di cultura".L'editore Paolo CattaneoSono quattro le "anime" che compongono il volume: Como, sul limite tra mondi e storia; Lecco, la città del ferro verso nuovi traguardi: Monza, una città regale a misura d'uomo; e Brianza, da giardino di Milano a città diffusa. Dai parchi naturali ai monumenti storici senza trascurare i grandi personaggi di questo territorio e gli innumerevoli monumenti d'arte."Per quanto ci compete - spiegano gli autori - con questo volume vogliamo proporre percorsi di cultura, history tours, come si usa abitualmente dire nel linguaggio di chi viaggia, per definire un turismo evoluto, rivolto alla conoscenza dei patrimoni storici, artistici, naturali e umani di un determinato luogo. Meglio di qualsiasi altra descrizione, essi possono fornire l'immagine del territorio che vogliamo rappresentare. Il luogo che abbiamo scelto per il nostro volume è uno spazio formato da tre Province - Como, Lecco, Monza e Brianza - le quali forse, prima d'ora, non sono mai state trattate congiuntamente, nonostante rappresentino un unico ambito storico-culturale. Non solo. Di un'altra scelta voluta dobbiamo rendere conto. I nostri history tours sono infatti dedicati alle più disparate materie: storia, arte, natura, fede, lavoro e tradizioni sportive. Un campionario di tutto ciò che è vita. Siamo certi che i puristi storceranno il naso trovandosi a passare da un affresco romanico a un bolide di Formula 1, da una villa di delizia a una trafileria lecchese, dalle forre dell'Adda al Razionalismo comasco, ma senza queste molteplici sfaccettature, il ritratto della nostra terra sarebbe veramente incompiuto. Ma tutto si potrà comprendere meglio seguendo il nostro invito: buon viaggio".Il progetto editoriale è stato curato dallo stesso Paolo Cattaneo con Fabrizio Mavero, un binomio consolidato che rappresenta una garanzia. Non da meno gli autori dei testi: Alberto Benini, Angelo Borghi, Fabio Cani, Tiziano Casartelli, Pietro Dettamanti, Renato Mambretti, lo stesso Fabrizio Mavero, Sergio Poli, Marco Sampietro, Paola Scaglione, Gianfranco Scotti, Giovanna Virgilio e Alberto Zanchetta.CLICCA SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRELe immagini invece sono di Vittorio Buratti, Giulio Fumagalli, Mauro Lanfranchi, Alberto Locatelli, Fabrizio Mavero e Alex Perathoner.Uno staff di prim'ordine per un libro straordinario che potete trovare nelle più importanti librerie del territorio o acquistare direttamente sul sito www.cattaneoeditore.it.

Cosa rimane trent'anni dopo della Città Brianza di Maldini

Dom, 28/02/2021 - 11:57
Giovanni Maldini"Città Brianza", a parlarne negli Anni '80 fu l'allora sindaco di Casatenovo, il dottor Giovanni Maldini. Fu il primo amministratore a rendersi conto che le "dimensioni" contano, e che la politica dei campanili avrebbe finito per penalizzare il territorio e i cittadini che in esso vivono. Pur essendo alla guida di una delle città più importanti del territorio, aveva intuito che la stessa Casatenovo, nonostante fosse istituzionalmente in provincia di Lecco, subiva l'attrazione della vicina provincia di Monza e Brianza.Più in generale, Giovanni Maldini aveva precocemente intuito i limiti e i riflessi negativi che le piccole dimensioni avrebbero comportato con il passare del tempo per i numerosi paesi che costituiscono la Brianza. Così, dopo aver dato vita a quello che diventò poi il Consorzio Brianteo, che ancora oggi pesca l'acqua dal lago di Lecco per dissetare la Brianza, lanciò quella che aveva tutte le caratteristiche di una vera e propria provocazione. Convocò una riunione a Galbiate, invitando tutti i sindaci del territorio per cercare di "disegnare" quella che sarebbe dovuta diventare in futuro "Città Brianza".Se ne parlò e se ne discusse per qualche tempo, ma poi ognuno proseguì per la propria strada, con un occhio rivolto al proprio campanile trascurando la visione più ampia del territorio brianteo.Nel 2016 fu poi il turno del Presidente della Regione Roberto Maroni, il quale lanciò l'ipotesi di suddividere in otto Cantoni la Lombardia, prevedendo anche la costituzione del Cantone della Brianza. Nell'aprile del 2016 i sindaci della provincia di Lecco approvarono, con l'astensione dei primi cittadini di Mandello e Torre de Busi, un documento da sottoporre alla Regione Lombardia, chiedendo che Lecco entrasse a far parte con Como e Monza della futura Area Vasta di prossima costituzione.Il Castello Prinetti a MerateQuello che è successo negli anni a venire è sotto gli occhi di tutti. Praticamente nulla, fatta eccezione che per l'unione di piccolissimi comuni, come Perego e Rovagnate che hanno dato vita, senza però riuscire a coinvolgere la vicina Santa Maria Hoè, a La Valletta Brianza. Impresa che se pur piccola, non è di certo scontata né di facile realizzazione.Non possiamo dimenticare infatti, che in tempi tutt'altro che remoti, si è riusciti a dividere in due anche il Lago di Como. Di fatti il lago è a tutti gli effetti uno solo, a prescindere da come si vogliano chiamare i suoi differenti bracci.Lecco vista dal lungolago di MalgrateLA CITTA' DEL FUTURO E' LA CONNESSIONE DI TANTE PICCOLE CITTA'Il volume "Bellezze da vivere e da custodire" rilancia oggi con prepotenza questa idea, di una Brianza unita. Tuttavia, questa iniziativa non nasce da spinte politiche, ma poggia sui comuni denominatori: la cultura, l'arte, le bellezze naturalistiche e la storia, che si intrecciano indissolubilmente nella terra di Brianza.Piazza Duomo a MonzaScrivono all'unisono gli autori del libro: "Dedicarci all'ambito territoriale formato dalle tre Province a noi vicine ci consente anche di studiare, più in particolare, quella curiosa realtà urbanistica formata dai tre capoluoghi - Como, Lecco, Monza - e della Brianza che fra di essi è racchiusa. Un fazzoletto di terra (praticamente un cerchio con un raggio di 15 chilometri) dove vivono però quasi 1.500.000 abitanti. Come dire, una vera e propria città, che si estende nel verde tra Milano e l'Europa. Una città particolare, policentrica, ricca e vivibile, nella quale possono coesistere agricoltura, artigianato, industria e turismo.Sarà forse la città ricercata e ideata dagli studiosi di urbanistica? Ovvero quello spazio vitale che mette in connessione numerose piccole città, allo scopo di raggiungere una dimensione che garantisca il benessere dei propri cittadini, potendo al contempo offrire servizi al livello di una grande città".Il lago di Pusiano visto da Bosisio Parini"Questo volume - spiegano sempre gli autori - vuole essere anche un'occasione per addentrarci in questo probabile futuro scenario urbanistico''.

Lecco provincia: quale futuro? Dal 2015 ad oggi tema attuale

Dom, 28/02/2021 - 11:41
"Quale futuro per la provincia di Lecco?" E' la domanda che si posero personaggi di primo piano della scena politica e imprenditoriale lecchese il 12 dicembre del 2015. Di fronte a un centinaio di spettatori nella sala convegni della Banca di Credito Cooperativo a Oggiono, l'ex presidente della provincia Mario Anghileri, l'onorevole Lorenzo Bodega, il sindaco di Lecco Virginio Brivio, il senatore Antonio Rusconi, il professor Carlo Signorelli e il presidente di Confartigianato Cesare Fumagalli cercarono di dare ognuno per proprio conto una risposta.L'incontro, moderato da Mauro Gattinoni, attuale sindaco di Lecco, venne aperto dal saluto del dottor Franco Panzeri, presidente dell'associazione "Libertà e Democrazia", e oggi compianto notaio di Olgiate Molgora con casa a Rovagnate, ora La Valletta Brianza, che all'epoca dei fatti organizzò l'evento.Tra il pubblico c'era anche lui, Paolo Cattaneo, editore di Oggiono e patron delle "Cattaneo Paolo Grafiche".Non sappiamo quali convinzioni e idee contagiarono i presenti, ma sicuramente in Paolo Cattaneo germogliò un seme. Un'intuizione maturata nei cinque anni successivi e concretizzatasi nella pubblicazione del volume "Bellezze da vivere e da custodire - Como, Lecco, Monza, Brianza", che Paolo Cattaneo dedica idealmente ad un amico fraterno scomparso, lo stesso dottor Franco Panzeri che coordinò i lavori del convegno."L'idea di realizzare questo libro nasce proprio in questa riunione. E sono felice dopo cinque anni di averla portata a compimento". E' la frase che Paolo Cattaneo ha vergato di proprio pugno sul programma che annunciava l'evento risalente al dicembre del 2015 e che ancora oggi custodisce."Bellezze da vivere e da custodire" è un libro straordinario. Un volume che dovrebbe far parte degli oggetti da spedire nello spazio per far comprendere ad eventuali altre forme di vita cosa è stata e cos'è la Brianza. Un libro dalle ampie vedute, creato però stando con i piedi per terra, come ci tiene a precisare lo stesso ideatore ed editore."Volutamente abbiamo limitato le visuali che ci propongono oggi i droni, privilegiando quelle di chi cammina, come i viaggiatori dei secoli passati - scrive Paolo Cattaneo nella presentazione - Un ritorno alla dimensioni umana, con i sentimenti semplici e la poesia della nostra infanzia. Guardare le realtà che abbiamo di fronte e poi alzare gli occhi al cielo".La pubblicazione però vuole anche essere un messaggio di speranza, di riscatto..."Dopo l'inattesa pandemia che ha colpito i nostri affetti e la nostra economia, modificando il nostro modo di vivere e minando le nostre certezze, mi sono posto una domanda: è accettabile riprendere, come se nulla fosse accaduto, il cammino precedente? Mi sono dato una risposta del tutto positiva - prosegue Cattaneo - Penso che questo volume sia un'opportunità per riprendere con coraggio il cammino interrotto, per reagire all'avversità, perché è ormai tempo di rinascita".Ma soprattutto l'intervento di Paolo Cattaneo è un caldo invito, quasi una supplica..."Guardiamo la nostra terra con occhi nuovi, viviamola con maggiore partecipazione, approfondiamo le conoscenze talvolta distratte. Cerchiamo al suo interno le risposte al desiderio di rinascita e le troveremo.Di fronte alle prevedibili difficoltà dell'economia legata al turismo internazionale, dobbiamo rivalutare la nostra terra meravigliosa, riproporre a noi stessi il suo patrimonio di bellezze. Dovremo essere noi che la abitiamo i primi turisti del nuovo corso e, nello stesso tempo, i custodi gelosi del suo patrimonio".E' il nutrito corpo redazionale, coordinato da Fabrizio Mavero di Osnago che con Paolo Cattaneo ha curato il progetto editoriale, a spiegare il senso del volume."Niente di nuovo, si dirà, soprattutto per noi italiani che abbiamo inventato sin dal XVI secolo il Grand Tour, l'indispensabile viatico culturale del nostro Paese per ogni rampollo della nobiltà europea nonché fonte di ispirazione per ogni artista d'Oltralpe.La novità potrebbe invece essere rappresentata dall'ambito territoriale che abbiamo voluto scegliere come oggetto della nostra attenzione: tre città - Como, Lecco, Monza - e un territorio, la Brianza, che fra le stesse è racchiuso.Queste città hanno vissuto vicende storiche e amministrative che le hanno divise più di quanto non le abbiano accumunate. Da qui la consuetudine, con riguardo a qualsiasi argomento, di favorire narrazioni separate, nonostante Como, Lecco e Monza distino pochi chilometri l'una dall'altra e che la Brianza sia suddivisa fra le tre province che fanno capo alle città stesse".LA BRIANZA CON COMO, LECCO E MONZA INTORNOHa il sapore della provocazione l'intervento di Fabrizio Mavero, che pur mantenendo i piedi per terra si eleva in una sorta di provocazione, supportata da numeri e dati, per sostenere la tesi che la Brianza rappresenta il futuro delle tre province che la cingono."E' utile valutare le variazioni demografiche intervenute dal Censimento 1971 ai nostri giorni (quasi 50 anni fa). La popolazione delle tre province è aumentata di 428.336 unità ma le variazioni, al loro interno, sono le più disparate: si va dai Comuni della Brianza (esclusa Monza) che hanno avuto un incremento eccezionale del 43% (+353.084), agli altri Comuni delle Province di Como e di Lecco (escluse le due città) con un più contenuto aumento del 29% (+86.053). Per finire con le tre città capoluogo le quali, complessivamente, hanno oggi 10.801 abitanti in meno rispetto a 50 anni fa. Sebbene Monza sia la terza città lombarda per popolazione e Como la quinta, non è prevedibile dai dati fino ad oggi pervenuti un loro futuro sviluppo.Sono risultati sorprendenti: la Brianza è il traino delle tre province dal punto divista demografico e quindi economico. Un ruolo riconosciuto da tutti che, tuttavia, non ha portato a un diverso assetto di politica amministrativa.Questi dati possono suggerire qualcosa? Forse sì. Per esempio, che con i numeri composti da Como, Lecco, Monza, la Brianza può veramente assumere la funzione di un'unica città policentrica, col ruolo di capoluogo delle tre province. La sua dimensione per popolazione, e quindi per reddito, le consentirebbe di non essere soggetta al fenomeno risaputo del declino delle città di piccole dimensioni, permettendole di proporre ai suoi abitanti strutture d'avanguardia che le singole amministrazioni non sono più in grado di offrire, e di coinvolgere anche i territori più periferici. Como, Lecco, Monza non si devono sentire defraudate. La città, si usa dire, è dove sono i suoi abitanti. E gli abitanti di questa nuova città vivono per l'83% nei Comuni della Brianza e per il 17% negli attuali capoluoghi.Una città dotata di una propria specificità: non una metropoli in formato ridotto, fatta di un centro sfarzoso e di squallide periferie, bensì una innovativa country-city, una città campagna, verde e industriale, vivibile e ricca, con pochi eguali altrove. Dotata per di più di alcuni brand di successo in grado di sorprendere turisti di tutto il mondo: Como lake, Lecco ski-alpinism, Monza autodrome, Brianza design, che si aggiungono al fascino antico delle tre città storiche".Tuttavia Fabrizio Mavero non si fa illusioni, e al termine della sua puntigliosa e acuta analisi precisa: "Che cosa ci si può quindi attendere? Niente probabilmente in tempi brevi. Tuttavia, saper riconoscere questa realtà che i dati oggi suggeriscono senza possibilità di equivoci, è già una buona cosa. Non si sa mai".

Garbagnate: venti dosi di cocaina sotto il cambio dell'auto. 31enne finisce in manette

Dom, 28/02/2021 - 10:48
E' finito in manette per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, un 31enne residente a Garbagnate Monastero, con precedenti di polizia e sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.L'episodio risale all'altra sera quando i carabinieri della stazione di Giussano, in servizio di pubblica sicurezza sul territorio, hanno fermato due uomini sospetti a bordo di una vecchia auto.Sin dalle prime fasi del controllo gli occupanti sono apparsi agitati e pertanto il capo equipaggio, un brigadiere, ha deciso di effettuare un'accurata perquisizione veicolare sino a scovare, sotto la cuffia del cambio una volta sfoderata, venti dosi di cocaina pronte per essere smerciate e quasi 5.000 euro in contanti.La successiva perquisizione domiciliare a casa di uno dei due soggetti - l'italiano residente a Garbagnate Monastero - consentiva di confermare ulteriormente l'attività di spaccio con il ritrovamento di due bilancini di precisione e vario materiale per il confezionamento dello stupefacente.I due uomini - il 31enne lecchese e un 24enne marocchino in Italia senza fissa dimora - sono stati quindi arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente in concorso e trasferiti nella caserma della Compagnia Carabinieri di Seregno per poi, a seguito di rito direttissimo, essere posti agli arresti domiciliari. Al riguardo, lo straniero, che aveva dichiarato di poter scontare la pena in Abruzzo, è già manchevole di inosservanza del provvedimento dell'autorità giudiziaria non essendosi mai presentato presso il domicilio di detenzione.Entrambi erano - al controllo - già soggetti a misure restrittive della libertà personale; nello specifico l'italiano alla detenzione domiciliare e il cittadino marocchino all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Molteno: sistemazione argini del Bevera, il Comune ottiene 650.000 € dal Ministero

Dom, 28/02/2021 - 09:49
Contributo da 650.000 euro per la sistemazione degli argini e dell'alveo del fiume Bevera. Il Comune di Molteno è uno tra quelli che ha ottenuto una delle cifre più alte dell'intera provincia di Lecco dal decreto del 23 febbraio del Ministero dell'Interno relativo a opere pubbliche per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Per il 2021, il totale dei contributi messo a disposizione dallo stato è di 1.850.000 euro. Alcune immagini del torrente Bevera a MoltenoQuello approvato a Molteno rientra nel più ampio progetto di sistemazione del torrente, redatto nel 2019. "L'intero progetto ammontava a circa un milione di euro di opere - ha spiegato il sindaco Giuseppe Chiarella - L'anno scorso, con 100.000 euro, abbiamo completato l'intervento in zona Raviola. Ora proseguiremo con altri lavori che ci consentiranno di sistemare il 60-70% delle parte di torrente che si trova sul nostro comune. Inizieremo dalle parti più critiche e, insieme al geologo, valuteremo le parti sulle quali intervenire. I lavori vanno fatti su tutto il corso del torrente, tranne nei punti dove gli argini sono già stati costruiti con cemento o massi ciclopici. Ci sono diverse zone dove il fiume scava ed è necessario intervenire, penso ad esempio al tratto su viale Consolini". La sistemazione idraulica del torrente era per la verità cominciata già qualche anno prima con la sistemazione del tratto nella zona industriale in frazione Pascolo che ha previsto anche il posizionamento di massi ciclopici: in questo caso, l'intervento di circa 200.000 euro, era stato messo a punto dall'agenzia interregionale per il fiume Po (AIPO).Nell'ottobre dello scorso anno, invece, con un primo contributo di quasi 100.000 euro concesso dalla Regione Lombardia, sono stati affidati i lavori per la sistemazione dell'argine in frazione Raviola, al confine con Sirone, ritenuto il punto sul quale intervenire in via prioritaria. Si tratta della prima parte del grande progetto di sistemazione idraulica del torrente che percorre tutto il paese e che, con questo nuovo contributo, riuscirà a proseguire. "Questo è stato progetto molto lungimirante - ha commentato Chiarella - Sono quei progetti che necessitano di tanto tempo per essere costruiti e che abbiamo la certezza di non poter realizzare in poco tempo. È un progetto che, riguardando tutto il corso, è complicato ma anche completo. Oggi ne stiamo raccogliendo frutti accogliendo questo finanziamento". Per poter ottenere le risorse, l'affidamento dei lavori dovrà avvenire entro l'autunno. "Mi auguro che tutti i comuni si focalizzino di pulizia - ha sostenuto il primo cittadino - É vero che l'opera riguarda Molteno, ma il fiume non nasce e finisce qui. È sicuramente un vantaggio per i comuni a valle ma, se tutti i comuni mettessero in pratica i lavori di cura, anche i fenomeni di allagamento verrebbero tamponati, pur consci che alluvioni e bombe d'acqua sono fenomeni straordinari. Se tutti contribuissero a tenere pulito il fiume, questo rischio viene mitigato".

''Gestire i conflitti'', il 9 incontro con Daniele Novara

Dom, 28/02/2021 - 09:32
Martedì 9 marzo alle ore 21 si terrà l'incontro online "Gestire i conflitti con gli adolescenti" dedicato ai genitori.Il dibattito prevede la partecipazione del pedagogista Daniele Novara, fondatore del Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti.Per partecipare è necessario iscriversi.Per ulteriori informazioni contattare: scuola.genitori@cppp.it oppure emanuela.cusimano@cppp.it

Coldiretti: l'incertezza della Pasqua frena le prenotazioni

Dom, 28/02/2021 - 09:31
Non c'è pace per il turismo lariano: dopo l'azzeramento sostanziale della stagione sciistica, è di nuovo attesa per le nuove misure restrittive ferma i programmi di viaggio di un italiano su tre (32%) per le vacanze o gite fuori porta in previsione delle feste pasquali. Comprensibile, quindi, la preoccupazione nelle due province, nell'approssimarsi di una fase delicata, che segna proprio con la Pasqua l'inizio della stagione turistica per i nostri laghi.Il dato emerge da una analisi Coldiretti/Ixe' in riferimento all'annuncio del ministro della Salute Roberto Speranza sull'entrata in vigore del nuovo DPCM dal 6 marzo al 6 aprile. Una decisione pesante per la mobilità che riguarda anche il primo lungo weekend primaverile di festa che rappresenta anche l'occasione per le consuete gite fuori porta di Pasqua e Pasquetta."Il territorio ha già pagato un prezzo altissimo e non può permettersi di arrivare a ridosso delle festività pasquali nell'incertezza" dice Fortunato rezzi, presidente della Coldiretti interprovinciale.A rischio - sottolinea Coldiretti Como Lecco - c'è un sistema di servizi, ospitalità e agri ristorazione che può contare in Italia su 493319 posti a tavola e 285027 posti letto e che prima della pandemia poteva contare su un fatturato di 1,5 miliardi di euro grazie a poco più di 14 milioni di presenze, delle quali ben 8,2 milioni provenienti dall'estero."Nelle due province lariane gli agriturismi sono spesso situati in zone isolate e in strutture familiari, con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all'aperto: si tratta - sottolinea il presidente dell'associazione agrituristica Terranostra Como Lecco Emanuele Bonfiglio - di luoghi sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di prevenzione per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Oltre a rispettare tutte le prescrizioni sanitarie e come ulteriore impegno a garanzia di tutti abbiamo anche creato un vademecum interno per rafforzare le misure anti contagio: l'agriturismo è casa nostra e la sicurezza è quella che vogliamo per le nostre famiglie. Chi viene da noi si deve sentire sicuro come a casa propria".

Basket Costa, Serie A1: alle 18 il match con Vigarano

Dom, 28/02/2021 - 09:27
Appuntamento domenicale alle ore 18 per le pantere che, sul parquet di via Verdi, devono provare a far valere la legge di Costa e aumentare il proprio bottino in classifica, prima di volare a Bologna per la Final Eight di Coppa Italia. In ottica playoff, infatti, quella con Vigarano è una sfida molto importante, soprattutto per cercare di tenere a debita distanza la principale concorrente per l'ottavo posto, ovvero Campobasso, che è dietro alle pantere di soli due punti, ma con un match in più.

Poste Italiane consegna a Lecco 2.800 dosi del vaccino AstraZeneca

Dom, 28/02/2021 - 09:06
Sono arrivati a destinazione nella tarda mattinata di sabato i furgoni del corriere di Poste Italiane, SDA, per la consegna a Lecco di 2.800 dosi del vaccino AstraZeneca. Nella giornata di ieri alcuni mezzi speciali, attrezzati con celle frigorifere, hanno preso in carico i vaccini AstraZeneca a Piacenza e hanno proseguito il loro viaggio, sempre grazie ai mezzi di SDA, per raggiungere la loro destinazione finale presso l'ASST di Lecco - Presidio Ospedaliero Manzoni in Via della Filanda 11. Complessivamente il corriere SDA sta consegnando nelle regioni Lombardia, Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto, Friuli, Trento, Bolzano, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Calabria e Sicilia 280 mila dosi AstraZeneca.

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